Castiglione dei Pepoli (Bologna), 14 agosto 2018 - «La Madonna di Bocca di Rio mi ha cambiato la vita. È successo in un giorno lontano. Ero andato in pellegrinaggio al santuario, senza chiedere niente. Poi ci sono cose che non si possono rivelare». Il baritono Leo Nucci ha gli occhi mobilissimi e magnetici, proprio come il suo personaggio più celebre, Rigoletto. È in vacanza a Castiglione dei Pepoli, il paese dove è nato il 16 aprile di 76 anni fa. Ma non sono solo giorni di riposo, l’uomo non si risparmia. Oggi alle 18.30 canterà – gratuitamente – nel chiostro di Bocca di Rio. Concerto per beneficenza, lui lo chiama di «ringraziamento». È reduce dall’ultimo trionfo all’Arena di Verona con il Barbiere. Nessuna meraviglia quando l’artista tra i più longevi di sempre si è esibito nell’immancabile bis della cavatina. Sui social – che non frequenta – gli appassionati si chiedono: quest’uomo ha quasi 80 anni, ma come fa?

Ecco maestro, come fa? Sul palco dal 1967. Un infarto nel ’98, un altro problema serio al cuore due anni fa. Il segreto passa da questo splendido santuario delle Grazie, nel suo Appennino?

«Se diciamo che sono stato miracolato, quassù ci sarà la fila...», sorride. Poi si fa serio: «In macchina tengo l’immagine della Madonna di Bocca di Rio. Mi prenderanno per bigotto, pazienza. Di tanto in tanto scappo da dove sono per arrivare qui, nessuno mi vede. Io ci credo. Devo ringraziare per quello che ho avuto. Trilussa nel Libro muto scrive ‘la fede è bella senza i ma e senza li perché’».

Ma non doveva...?

«Smettere? I giornalisti me l’hanno chiesto anche dopo il Barbiere all’Arena, veramente è stata la prima domanda. Ho risposto, confermo. Ma non so quando».

Contratti fino al 2020.

«Già firmati. Ma in questi giorni dovevo partire per il Giappone, ho rinunciato. Troppi impegni internazionali, devo prendere fiato. Ho una certezza, non andrò mai in pensione, anche quando non mi esibirò più. L’altra sera i ragazzi erano preoccupati per la seconda del Barbiere, si dice che di solito viene male perché ci si rilassa. Mi hanno chiesto consigli».

E lei, dopo 72 ruoli in 68 opere?

«Ho risposto, vi sbagliate, è la prima. È sempre una prima recita, perché è così la vita. Ho avuto due momenti difficili con il cuore, stamattina ho fatto 50 chilometri in bicicletta. Non è vero che si vive una volta sola, bisogna vivere ogni attimo. Questo è il segreto».

Innamorato dell’arte.

«Dostoevskij scrive: solo la cultura salverà il mondo. Ho questa malattia gravissima, leggo. Ma peggio ancora, scrivo. Davvero imperdonabile. Il mio messaggio: andate di più a teatro!».

Ha individuato il prossimo Rigoletto?

Guarda altrove, sorride: «Ah... La verità è che non ho tempo per andare a vedere la prosa».

Sembra pessimista.

«Musicisti e cantanti sempre più spesso arrivano da Corea, Cina, Giappone».

E l’Italia?

«L’opera è stata inventata da noi. Ma oggi la stiamo ammazzando. Anche se fa sempre comodo andare alle prime, per scappare magari al secondo atto».

Una scena che ha visto?

«Alla Scala di Milano tre anni fa avevano radunato 18 ministri della cultura da tutto il mondo, mai capitato prima. Ci siamo ritrovati a pranzo, le autorità italiane non c’erano. Se n’erano andati tutti, dopo essere stati ripresi dalla tv».