di Letizia Gamberini

Promuovere ancora di più la vocazione enoturistica delle Marche, valorizzando anche i tanti prodotti d’eccellenza di un territorio pronto a ripartire dopo le cicatrici del terremoto e che guarda sempre di più al bio. L’entusiamo arriva anche dall’export di alimentari e bevande: nei primi sei mesi dell’anno (dati Istat) l’incremento è stato del 15,6%. Tra i settori tengono le bevande ed è proprio il vino a trainare, con il 90% del mercato. E in attesa che la proposta di legge per l’esercizio dell’attività enoturistica completi il suo iter nell’Assemblea legislativa, Alberto Mazzoni – direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini e dell’Associazione dei produttori agroalimentari regionali – rappresenta la voglia del comparto di ripartire. "Il Covid – avverte – ha generato molte difficoltà ma abbiamo riscoperto il valore del tempo, che andare in campagna è positivo perché non c’è assembramento e qui si ritrovano sapori antichi. Abbiamo capito che l’agricoltura è più importante di altri settori perché dà prodotti unici che non è possibile delocalizzare: è un investimento che dura e dà occupazione".

E ora anche l’enoturismo può contare su una nuova legge.

"E’ stato lungimirante portare avanti una normativa che regolarizza, ad esempio, la somministrazione di un pasto freddo nelle cantine. La normativa è stata volontà dell’assessorato, ma anche anche di tutte le organizzazioni professionali, consorzi di tutela ed Enoteca regionale. Come consorzi ora puntiamo a tre cose essenziali, a partire dalla formazione ad associati e produttori nel fare accoglienza".

Gli altri punti?

"Dobbiamo creare un osservatorio, una banca dati dell’enoturismo nelle Marche, per capire dove vanno i visitatori, quali sono i bacini più importanti per l’accoglienza. Inoltre, stiamo preparando una App in cui inserire tutti i dati necessari all’enoturista per capire cosa trovare nei dintorni unendo vino, cibo e strutture ricettive. Va creata una rete per dare oppurtunità a chi si presenta, oltre quanto già proposto dall’Enoteca Regionale di Offida e l’Istituto di Tutela di Jesi, che lavorano in coesione. Il mondo del vino è apripista e, come distretto dell’agroalimentare, stiamo lavorando su progetti legati al bio, ma anche alla sostenibilità"

Quali sono le carte vincenti delle Marche?

"Ci sono quattro punti cardine: Urbino, Grotte di Frasassi, Portonovo e Ascoli Piceno. Il quinto è lo Sferisterio di Macerata. Con la chiesa Loreto, sono i principali luoghi di visita".

Un territorio molto vario.

"In 90 chilometri si può andare tanto a sciare, quanto al mare. E poi c’è un paesaggio collinare splendido perché l’agricoltore è custode del sistema. I nostri 32 prodotti certificati sono una miniera immensa in una regione piccolissima, anche se ancora si sentono i danni indiretti del sima che ha spopolato le aree interne, il vulcano produttivo".

Il vino, però vola. Il Verdicchio, per esempio, è da 8 anni il vino bianco più premiato dalle guide nazionali.

"Il vino è l’attività principale: 20 denominazioni riescono a esprimere una qualità molto elevata. L’export è cresciuto e l’obiettivo 2022 è di incrementare il prezzo medio dei nostri prodotti, fortemente premiati. L’ultima guida del Gambero Rosso ha assegnato 11 ’Tre bicchieri’ al Verdicchio dei Castelli di Jesi e 5 al Verdicchio di Matelica, per un totale di 24 massimi riconoscimenti ai nostri vini".