di Giovanni Nardi Per Hobsbawm è stato il secolo breve, per molti storici quello delle guerre mondiali; per lo sceneggiatore, storico e scrittore francese Olivier Guez, il ventesimo è stato il secolo dei dittatori. Basandosi sulle analisi di Hannah Arendt e di Elias Canetti, Guez ha condotto un’accurata indagine sulla storia planetaria dell’ultimo secolo, arrivando all’identificazione di ben 26 dittatori importanti, tra i quali, fa subito notare, non c’è alcuna donna. Uomini, dunque, "flemmatici o insonni, asceti o sessuomani, vulcanici o impassibili, spesso di statura modesta. Uomini che adoravano pavoneggiarsi in uniforme, bordati di medaglie e di titoli altisonanti, il piglio marziale, ombroso, sempre minaccioso". Di ciascuno di essi ha ricostruito tempi, storia e misfatti, grazie alla collaborazione di...

di Giovanni Nardi

Per Hobsbawm è stato il secolo breve, per molti storici quello delle guerre mondiali; per lo sceneggiatore, storico e scrittore francese Olivier Guez, il ventesimo è stato il secolo dei dittatori. Basandosi sulle analisi di Hannah Arendt e di Elias Canetti, Guez ha condotto un’accurata indagine sulla storia planetaria dell’ultimo secolo, arrivando all’identificazione di ben 26 dittatori importanti, tra i quali, fa subito notare, non c’è alcuna donna.

Uomini, dunque, "flemmatici o insonni, asceti o sessuomani, vulcanici o impassibili, spesso di statura modesta. Uomini che adoravano pavoneggiarsi in uniforme, bordati di medaglie e di titoli altisonanti, il piglio marziale, ombroso, sempre minaccioso". Di ciascuno di essi ha ricostruito tempi, storia e misfatti, grazie alla collaborazione di tanti amici, storici, intellettuali e giornalisti di rango, in un lavoro di squadra durato molti anni, raccolto alla fine un denso volume di oltre 500 pagine, pubblicato l’anno scorso in Francia e ora in uscita in Italia per Neri Pozza. A ciascun dittatore è dedicato un piccolo saggio a sua volta corredato da una bibliografia, mentre al termine c’è una cronologia commentata, seguita da una breve biografia dei vari autori.

Primo nella lista è Lenin "il profeta del totalitarismo", nato nel 1870 e morto nel 1924. Sorpreso in Polonia all’inizio della prima guerra mondiale e poi rifugiatosi in Svizzera, Lenin arriva a Pietrogrado il 17 aprile 1917 grazie all’aiuto del Reich tedesco, che gli mette a disposizione il famoso vagone blindato, e nella notte del 6 novembre seimila guardie rosse e i marinai ammutinati della base navale di Kronštadt occupano la città. La mattina del 7 Lenin proclama il potere dei bolscevichi instaurando la dittatura. "La dittatura rivoluzionaria del proletariato – proclama – è un potere conquistato e sostenuto dalla violenza del proletariato contro la borghesia, un potere non vincolato da nessuna legge". Solo la morte, avvenuta il 21 gennaio 1924, porrà fine al suo potere. Stalin lo fa imbalsamare, esporre il corpo in un mausoleo sulla piazza Rossa e ne diventa, nel bene e nel male (soprattutto nel male), il successore, fino a quando un’emorragia cerebrale, il 28 febbraio 1953, non ne provoca la fine.

Al secondo posto Benito Mussolini, indicato "dal rosso al nero" perché originariamente socialista e poi duce del fascismo, fino alla tragica fine. Segue Stalin, e dopo di lui Adolf Hitler, definito "il demonio della Germania". Rimanendo in Europa, ecco in Spagna Francisco Franco "l’inaffondabile", uno dei pochi a essere morto nel suo letto, e in Francia Philippe Pétain che dopo la guerra, condannato a morte, otterrà la grazia da De Gaulle, ma quando era ormai un rottame.

Al settimo posto, nell’elenco di Guez, il militare nipponico Tōjō Hideki, generale e primo ministro con poteri quasi assoluti sotto l’imperatore Hirohito, giustiziato nel 1948 come criminale di guerra. Si torna in Europa col maresciallo Josip Broz detto Tito, lo spregiudicato leader jugoslavo che, da sempre antinazista, nel 1948 si era ribellato a Stalin e per questo ritenuto in Occidente un capo di Stato assolutamente frequentabile, anche quando finanziava i movimenti rivoluzionari antimperialisti del Terzo Mondo.

Da Belgrado nel nord Corea, nel regno dei tre Kim: Kim Il-sung "Augusto", Kim Jong-il "Stranamore" e Kim Jong-un "il bluffatore". In Cina c’è Mao, "la tirannia dell’irragionevolezza", in Albania Enver Hoxha, "l’ultimo degli stalinisti", in Paraguay Alfredo Stroessner "il patriarca autarchico". L’elenco continua con i Duvalier ed Haiti, "la tentazione del peggio", e con Fidel Castro a Cuba, "l’ossessione del potere".

In Africa ecco Joseph-Désiré Mobutu, "il predatore dello Zaire", in Libia Muammar Gheddafi, "il naufragio del beduino", in Germania Est Erich Honecker, "il grande timoniere della Repubblica Democratica Tedesca". Siamo agli ultimi: Augusto Pinochet in Cile, "tiranno liberale", Pol Pot, "Cambogia rosso sangue", in Iran Khomeini "al servizio di Dio", in Iraq Saddam Hussein, "la canaglia di Baghdad", in Siria gli Assad, padre e figlio.