"Dipingevo cose strane", così Leandra Cominazzini (1890 - 1981) si descrisse nel raccontare i primi passi della sua ricerca animata dall’urgenza di trovare espressioni artistiche nuove, un’attività che l’avrebbe portata a entrare alla fine degli anni Venti nel gruppo dei futuristi umbri con la sua forte impronta onirica e gli slanci cosmici.

A 40 anni dalla morte Foligno, la sua città, la racconta fino al 24 gennaio prossimo nella grande antologica curata da Massimo Duranti e Andrea Baffoni che è l’ occasione per una rilettura "a tutto tondo riguardo ai linguaggi, alle tecniche e alla temporalità, nel senso della rivalutazione dell’evoluzione pittorica post-futurista e della valenza delle altre produzioni", dalla poesia alle arti applicate, dalle ceramiche ai tessuti.

Del resto, la multidisciplinarietà fu un tratto comune del gruppo ristretto ma agguerrito di donne che scelsero di seguire Filippo Tommaso Marinetti nonostante il carattere dichiaratamente misogino del Movimento.