I lunghi spostamenti casa-ufficio non fanno bene né alla salute né alla capacità di lavoro
I lunghi spostamenti casa-ufficio non fanno bene né alla salute né alla capacità di lavoro

Il pendolarismo – fiumi di persone che ogni giorno si riversano in città da fuori, avanti e indietro – comporta uno spreco di ore di vita e una dose extra di stress, che a sua volta esige un dazio in termini di salute fisica e mentale. Tuttavia, nell'ultimo anno la pandemia ha costretto le aziende a ripensare l'organizzazione del lavoro, e lo smart working, per quanto forzato, ha mostrato che per molti settori esiste un'alternativa e che si potrebbe evitare una discreta percentuale del pendolarismo di massa.

Come ulteriore incentivo a proseguire in questa direzione anche superata l'emergenza Covid giunge uno studio della Harvard Business School, secondo cui più i tragitti casa-ufficio sono lunghi, più minano la produttività e la creatività e di conseguenza frenano l'innovazione. Male per i lavoratori, male per le aziende.

La ricerca è durata tre anni, dal 2015 al 2017, e secondo gli autori ha fornito un esito inequivocabile: "È incredibile quanto siano solidi i risultati", dice Andy Wu, "il pendolarismo nuoce sia alla quantità che alla qualità della produzione di innovazione", in particolare nel caso dei lavoratori più qualificati e capaci. Gli studiosi hanno analizzato i dati relativi a 3445 inventori impiegati presso 1180 imprese del settore tecnologico in California e nel New England, ed è emerso che, a ogni aumento di 10 chilometri nella distanza che un inventore deve percorrere da casa alla sede, corrisponde una diminuzione del 5% nel numero di brevetti registrati dalla sua azienda, oltre che una diminuzione del 7% nella qualità dei brevetti. A soffrire maggiormente i lunghi viaggi da pendolare sono soprattutto gli inventori considerati più capaci e produttivi.

C'è quindi una morale per le imprese: "Se vogliono che i loro migliori 'lavoratori della conoscenza' siano in grado di produrre innovazione al loro massimo", dice Wu, "devono far sì che stiano il più vicino possibile a dove lavorano". Ad esempio possono incentivarli a trasferirsi in prossimità della sede, oppure permettere loro di lavorare da remoto, azzerando del tutto l'avanti-indietro.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Urban Economics.