Dmitri Kessel (1950), Matisse disegna Carmen Leschennes, per lui Katia
Dmitri Kessel (1950), Matisse disegna Carmen Leschennes, per lui Katia
Nizza, ottobre 1950. Henri Matisse ha compiuto 80 anni. Il capofila dei “fauves” è stanco, depresso, non ha più ispirazioni e sente la morte avvicinarsi. La sua ultima fatica è stata la decorazione della cappella di Vence, mesi e mesi di lavoro che lo hanno sfinito. Vorrebbe ancora dipingere ma non ne ha la forza. Passa la maggior parte della giornata a letto. Un giorno riceve la visita dei tre nipotini e deve ricorrere all’aiuto di un bastone lungo due metri per disegnare sul soffitto il loro ritratto a carboncino: "Volevo averli sotto gli occhi, soprattutto di notte, per sentirmi meno solo". Poi, improvvisamente, tutto cambia. Succede che Lydia Delectorskaya, l’assistente e modella russa che Henri aveva assunto una decina di anni prima e che era stata la causa principale del suo divorzio dalla...

Nizza, ottobre 1950. Henri Matisse ha compiuto 80 anni. Il capofila dei “fauves” è stanco, depresso, non ha più ispirazioni e sente la morte avvicinarsi. La sua ultima fatica è stata la decorazione della cappella di Vence, mesi e mesi di lavoro che lo hanno sfinito. Vorrebbe ancora dipingere ma non ne ha la forza. Passa la maggior parte della giornata a letto. Un giorno riceve la visita dei tre nipotini e deve ricorrere all’aiuto di un bastone lungo due metri per disegnare sul soffitto il loro ritratto a carboncino: "Volevo averli sotto gli occhi, soprattutto di notte, per sentirmi meno solo".

Poi, improvvisamente, tutto cambia. Succede che Lydia Delectorskaya, l’assistente e modella russa che Henri aveva assunto una decina di anni prima e che era stata la causa principale del suo divorzio dalla moglie Amélie Parayre, gli presenta Carmen Leschennes, una mannequin svizzera sui trent’anni alta, bionda, con un corpo scultoreo. È arrivata in Costa Azzurra da pochi giorni, ammira incondizionatamente il Maestro de La Danza e ha urgente necessità di lavorare. Per Matisse è un colpo di fulmine, una rivelazione, una rinascita.

Chiede a Carmen se vuole posare per lui, e lei non si fa pregare. Eccolo dunque di nuovo in piedi: la raffigura prima in un grande disegno all’inchiostro di china, Nu aux oranges (oggi custodito al Beaubourg di Parigi), quindi riprende pennelli e tavolozza e ritrae Carmen in diverse pose immortalando sulla tela la sua "sublime nudità". Si cimenta anche in una scultura, Nu debout, oggi custodito al Museo Matisse di Nizza.

Con il passare delle settimane il rapporto fra l’artista e la modella diventa sempre più intenso: lui le cambia nome e la ribattezza Katia, la paragona a un platano per la sua statura monumentale, la considera una semi-dea che ha assunto forme umane. "I suoi disegni di quel periodo sono di una meravigliosa sensualità, di una purezza di linee e di una semplicità che mostrano come persista nel suo sguardo il culto pagano della donna", scrive Luis Aragon nel suo saggio-romanzo su Matisse.

Ritrovata l’ispirazione e l’energia creativa, il vecchio artista vive l’ultimo amore della sua vita. È felice e al tempo stesso spaventato.

C’è un quadro che riassume perfettamente il suo stato d’animo in quel periodo: s’intitola Katia con la camicia gialla, è un olio su tela di 81 per 60 centimetri dipinto nel 1951. Fino a ieri custodito dalla Pierre and Tana Matisse Foundation di New York, è appena approdato al Musée des Beaux Arts di Lione che lo ha acquistato per 4 milioni e 800 mila euro. Pubblico e appassionati d’arte sono entusiasti: non si tratta soltanto di un capolavoro in cui Matisse offre l’ennesima prova della libertà di espressione che fece scandalo ai suoi tempi: è anche la testimonianza di quel momento luminoso al termine della sua vita, di quell’improvviso ed insperato risveglio di vitalità artistica e sentimentale.

Il vecchio artista sembra accarezzare la giovane modella sottolineando con pennellate gialle le sue forme perfette; ma sa benissimo che ben presto la bella Katia scomparirà dalla sua vista. Simbolo dell’imminente fine della favola, l’immagine di un viso senza occhi e senza bocca, delimitato da un tratto nero.

Katia-Carmen Leschenne, la musa che ha ridato a Matisse la gioia di vivere e di fare arte, resterà con lui dall’ottobre 1950 al luglio 1952; quindi partirà per nuove avventure, destinate a rimanere anonime.

Rimasto solo, il Maestro troverà rifugio in una camera-atelier dell’Hotel Regina a Nizza. Qui realizza le ultime opere della sua vita: il disegno-collage Tristezza del Re, riflessione sulla vecchiaia e la memoria, e un ritratto di Lydia Delectorskaya, la sua modella e amante dei tempi migliori. Quest’ultimo è datato 2 novembre 1954: "L’ho realizzato d’un tratto – disse – perché conosco a memoria il suo viso ed il suo corpo".

Il giorno dopo la stampa annuncia con queste parole la morte di Henri Matisse, stroncato da un cancro a 84 anni: "Il cielo era coperto, l’aria pesante, spesse nuvole grige si erano insinuate fra la luce e colui che l’aveva tanto amata".