di Loredana Del Ninno

Decine e decine di assaggi e domande insidiose per accertare una conoscenza a tutto tondo sullo sfaccettato universo del vino. Un esame severo, brillantemente superato da Gabriele Gorelli, 37 anni, nato e cresciuto in Toscana nella terra del Brunello, primo italiano nella storia del premio ad aggiudicarsi il Master of Wine. Riconoscimento bandito dal The Institute of Masters of Wine, istituzione britannica fondata nel 1953 che promuove condivisione e conoscenza tra i diversi ambiti della comunità enologica internazionale.

"Un Master of Wine – spiega Gorelli, tra i relatori di Primanteprima, vetrina sulle novità del settore, organizzata dalla Regione Toscana – non deve soltanto riconoscere i vini, ma dimostrare di averli compresi. Durante la selezione al candidato è richiesto di scrivere per ogni batteria di degustazioni un piccolo saggio su provenienza, varietà e metodo di produzione, oltre che posizionamento nella piramide qualitativa e commerciale. Il ruolo di un Master è rendere accessibili e comprensibili a tutti le eccellenze, creando valore aggiunto lungo tutta la filiera". Con un particolare riguardo ai mercati stranieri. "Ancora oggi – prosegue Gorelli – resistono convinzioni e pregiudizi che restituiscono un’immagine distorta del patrimonio enologico italiano. È importante che una realtà come la nostra, complessa da un punto di vista ampelografico, storico e stilistico, possa contare su un ambasciatore che la rappresenti anche all’estero".

Oltre a una solida formazione nel settore, anche per tradizione di famiglia "Sono nato a Montalcino, mio nonno Giancarlo era un piccolo produttore di Brunello", Gorelli parla quattro lingue."Mi sono preparato per anni per tentare di tagliare il traguardo del Master– racconta –. Ho frequentato dal 2009 al 2011 un corso per sommelier Ais proprio a Montalcino sostenendo l’esame da degustatore a Torino e, nel 2014, ho seguito il primo simposio italiano dei Masters of wine a Firenze. Ho iniziato a leggere i volumi della reading list forniti e la Sotheby’s wine enciclopedia. Le conoscenze acquisite mi hanno permesso di curare l’anno scorso la sezione italiana della pubblicazione". Un consiglio ai giovani intenzionati a percorrere questa strada? "Aprirsi il più possibile all’ambito internazionale prendendo a esempio la concretezza degli anglosassoni". Qual è il vino che più rappresenta il nostro Paese nel mondo? "Per quantità il Prosecco, per la clientela della grande consumazione il Lambrusco. I palati più raffinati identificano invece l’eccellenza italiana nel Barolo, nel Brunello e nell’Amarone".