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7 gen 2022

La voce d’angelo che sfidò la tigre Callas

Il centenario di Renata Tebaldi, la diva ammirata da Toscanini che rifuggiva le cronache mondane. Ma non era una “colomba“

7 gen 2022
carla maria
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Renata Tebaldi (1922-2004) nella “Traviata” del 1957 (foto Louis Mélancon)
Renata Tebaldi (1922-2004) nella “Traviata” del 1957 (foto Louis Mélancon)
Renata Tebaldi (1922-2004) nella “Traviata” del 1957 (foto Louis Mélancon)
Renata Tebaldi (1922-2004) nella “Traviata” del 1957 (foto Louis Mélancon)
Renata Tebaldi (1922-2004) nella “Traviata” del 1957 (foto Louis Mélancon)
Renata Tebaldi (1922-2004) nella “Traviata” del 1957 (foto Louis Mélancon)

di Carla Maria Casanova L’Italia si muove. E insieme il mondo intero. È il centenario di Renata Tebaldi (1922-2004) e le celebrazioni si aprono a Parma, Teatro Regio, venerdì 14, per espandersi poi in altre città e nazioni. Renata Tebaldi era nata a Pesaro e a Pesaro (città paterna) ebbe il decisivo fortuito incontro della sua vita artistica: con la leggendaria Carmen Melis, la cui fama, però, avrebbe oscurato. Il nome di Renata Tebaldi, la “voce d’angelo” di Arturo Toscanini, è entrato nell’immaginario popolare anche in virtù di un binomio quasi indissolubile: Maria Callas. Ammiratrice sconfinata (fan? Si, anche fan) di Maria Callas (alla Scala negli anni 50 c’era “solo lei”), mi sono trovata ad essere la prima biografa di Renata Tebaldi da lei autorizzata (Renata Tebaldi, la voce d’angelo, edito da Electa, poi Azzali, tradotto in inglese, francese, russo). Andò così. Negli anni ’70, entrambe le artiste oramai fuori carriera, Renata Tebaldi era tornata alla sua casa milanese e frequentava un gruppo di amici vecchi e nuovi che lievitata intorno a Paolo Grassi. Ero tra quelli. Mi ero spesso domandata perché mai nessuno avesse scritto una biografia di Renata Tebaldi, la più grande cantante italiana del secolo e di questo, forse, la voce più bella in assoluto. Lei, lontana da beghe e intrighi,si era sempre rifiutata, adducendo la scusa che avrebbe dovuto inevitabilmente nominare colleghi, sovrintendenti e teatri, con particolari non sempre piacevoli oppure tacendo o mentendo. Aveva quindi sempre soprasseduto. Un giorno, in Brianza, durante un ameno pic nic, in casa dello storico Carlo Belgir, dissi a Renata che mi sembrava giunto il momento per por fine a questo tabù e lei, serafica: "Ma chi me la scrive? Se lo fai tu, sì". Era presente Paolo Grassi, allora sovrintendente della Scala e presidente della Casa editrice Electa, che abbordai senza por ...

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