Henry Orenstein, originario della Polonia, aveva 98 anni. Al suo attivo oltre cento brevetti
Henry Orenstein, originario della Polonia, aveva 98 anni. Al suo attivo oltre cento brevetti
di Andrea Bonzi Ha letteramente trasformato il mercato del giocattolo negli anni Ottanta. L’uomo dei Transformers, Henry Orenstein, che importò i robot trasformabili giapponesi negli Stati Uniti, creando un marchio che ancora oggi – tra film, modellini, cartoni animati, fumetti – fattura miliardi di dollari e spopola a tutte le latitudini, è scomparso all’età di 98 anni nella sua casa nel New Jersey. Di origine polacca, Orenstein era uno dei sopravvissuti all’Olocausto insieme al fratello (si salvò ’fingendosi’ uno scienziato, aveva raccontato): emigrò in America dopo la Seconda guerra mondiale, e iniziò a lavorare per la Hasbro, attualmente il terzo colosso del settore nel...

di Andrea

Bonzi

Ha letteramente trasformato il mercato del giocattolo negli anni Ottanta. L’uomo dei Transformers, Henry Orenstein, che importò i robot trasformabili giapponesi negli Stati Uniti, creando un marchio che ancora oggi – tra film, modellini, cartoni animati, fumetti – fattura miliardi di dollari e spopola a tutte le latitudini, è scomparso all’età di 98 anni nella sua casa nel New Jersey. Di origine polacca, Orenstein era uno dei sopravvissuti all’Olocausto insieme al fratello (si salvò ’fingendosi’ uno scienziato, aveva raccontato): emigrò in America dopo la Seconda guerra mondiale, e iniziò a lavorare per la Hasbro, attualmente il terzo colosso del settore nel mondo.

Ad Orenstein si deve una grande intuizione: nel 1983 fu il primo a capire le enormi potenzialità dei giocattoli trasformabili. Fu lui – dopo essere stato in Giappone con una delegazione dell’azienda – a convincere i boss della Hasbro a fare un accordo con la Takara per distribuire anche in Occidente quelli che furono ribattezzati Transformers (in origine si chiamavano Diaclones). Modellini di jeep, auto sportive (tra cui una bellissima Lancia Stratos tricolore), aerei e carri armati capaci di diventare robot, con tanto di armi spianate.

Tra i più gettonati anche un walkman, con tanto di audiocassetta che diventava anch’essa un microrobot. L’inizio di una valanga: c’erano anche dinosauri (i Dinobot, appunto) e robot componibili, dove più automezzi si univano per formare un unico colosso meccanico. Con poche mosse – che i bambini eseguivano in zero secondi davanti alla perplessità di genitori e nonni – ci si ritrovava un giocattolo completamente diverso in mano. Due in uno, insomma, e in alcuni casi anche tre in uno: una "magia" la definiva lo stesso Orenstein.

Ma soprattutto la Hasbro riuscì a creare attorno a questi personaggi una storia coerente, che diede poi vita a fumetti Marvel e serie animate da usare come promozione presso i più piccoli. La trama è incentrata sulla guerra tra Autobot – i ’buoni’, capitanati da Optimus Prime, il tir rosso – e Decepticons – i cattivi, guidati da Megatron (la pistola trasformabile). In mezzo ai titani, i deboli terrestri. Entrambe le fazioni, giunte dal lontano pianeta Cybertron, si erano ’travestite’ da mezzi di tutti i giorni (auto, mezzi da lavoro, elicotteri) per non dare nell’occhio e perseguire indisturbati i propri obiettivi.

Più volte, negli anni, si è cercato di sminuire l’importanza che Orenstein ha avuto nel processo creativo dei Transformers, ma se il fenomeno ha raggiunto una tale portata in Occidente – il prossimo capitolo della saga robotica Il risveglio, uscirà nel 2023 –, di sicuro il merito è in parte anche suo.

Ma Orenstein – che in carriera vanta circa cento brevetti, tra cui molti di giocattoli – ha avuto anche una seconda vita da... pokerista professionista. Una delle sue invenzioni è infatti poker cam (chiamata anche hole cam o hole card camera), cioè la piccola telecamera che, posizionata a livello del tavolo da gioco, permette la visione delle carte coperte in mano ai giocatori. Un colpo di genio che ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo e al successo del poker, avendone aumentato in modo decisivo l’impatto televisivo. Per questa ragione Orenstein è stato ammesso nel Poker Hall of Fame nel 2008.

Fondatore di una mensa per poveri a New York e del Progetto Orenstein in Israele, l’uomo e la moglie Susie erano coinvolti in molte iniziative benefiche.