Bologna, 3 ottobre 2020 - Un mito sfatato o l’ennesimo episodio di politicamente corretto che oggi va tanto di moda? Chissà. Certo che Zagor, il mitico fumetto che sta per compiere 60 anni (è apparso per la prima volta in edicola nel 1961) ci regala un’altra sorpresa. In Harbour Ranch, numero 5 della deliziosa miniserie Darkwood Novels, il Nostro si batte per difendere da soprusi e violenze una coppia gay. Di morboso c’è poco, sia chiaro. Né, tantomeno, assistiamo a scene hard. Ci mancherebbe. Lo Spirito con la Scure (così è conosciuto Zagor) è un eroe classico che da sempre percorre i...

Bologna, 3 ottobre 2020 - Un mito sfatato o l’ennesimo episodio di politicamente corretto che oggi va tanto di moda? Chissà. Certo che Zagor, il mitico fumetto che sta per compiere 60 anni (è apparso per la prima volta in edicola nel 1961) ci regala un’altra sorpresa. In Harbour Ranch, numero 5 della deliziosa miniserie Darkwood Novels, il Nostro si batte per difendere da soprusi e violenze una coppia gay. Di morboso c’è poco, sia chiaro. Né, tantomeno, assistiamo a scene hard. Ci mancherebbe. Lo Spirito con la Scure (così è conosciuto Zagor) è un eroe classico che da sempre percorre i sentieri dell’avventura secondo canoni stabiliti. Però, la sua capacità di rinnovarsi, grazie soprattutto alla regia del suo editor, Moreno Burattini, è sorprendente.

Già negli ultimi albi, infatti, erano state inserite figure femminili molto sexy (senza, anche questa avvertenza è d’obbligo, volgarità machiste, ma con tanta grazia e sensualità), cosa rara in fumetti di questo tipo, dove l’eroe di turno non ha tempo di pensare a sentimenti, amore o sesso perché impegnato a combattere i cattivi. Nell’episodio dello sdoganamento dell’amore gay, Zagor si trova alle prese con un padre cattivissimo che mal sopporta l’omosessualità del figlio. Un dialogo è rivelatore: il perfido padre accusa la moglie di aver fatto diventare gay il figlio: "L’hai allevato nella bambagia – tuona –... gli hai fatto leggere poesie! Mentre io lo addestravo all’uso delle armi, tu distruggevi il mio lavoro insegnandoli a suonare il pianoforte!".

E non è finita perché il padre-padrone, che pronuncia queste parole orribili e disgustose, rinchiude in cantina il figlio e tenta di far assassinare dai suoi scagnozzi il suo innamorato. Oltre a malmenare di brutto moglie e figlia. Ma, per fortuna, ci sono Zagor, Cico, la mamma e la sorella. Che rischiano la pelle per difendere i più deboli. E nell’Ottocento, che pure è secolo di progresso, l’omosessualità era davvero poco tollerata, specie negli Stati Uniti dove sono ambientate le avventure di Zagor. Ora, grazie alla regia di Burattini e ai fantstici disegni dal tratto molto aggressivo di Franco Saudelli, il tabù è infranto o, diranno i maligni, il politicamente corretto è rispettato.

Per onestà, va detto, non è la prima volta che l’editrice Bonelli parla di omosessualità. Come ci ricorda lo stesso Burattini, il tema è stato affrontato già negli anni Settanta sulle pagine di Ken Parker, o in Dylan Dog o Nathan Never. E, allargando lo sguardo al fumetto statunitense, è stata sdoganato nei supereroi già negli anni Ottanta col personaggio Northstar del gruppo Alpha Flight. E da tempo non è più tabù nei fumetti Marvel e Dc e nei cinecomics.

Ma la novità sta nel fatto che Zagor è nato nel 1961, quando i canoni narrativi erano altri. O, forse, il segreto del suo successo sta proprio in questa capacità di non smettere mai di stupire. Insomma, godiamoci queste Darkwood Novels che confermano come i Nostro stia sempre dalla parte dei più deboli. E sia molto politicamente corretto...