Silvio Danese È più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che qualcuno indovini il Leone d’oro di questa edizione della Mostra del cinema. È il sogno di ogni direttore: ho trovato e proposto una quantità di film e cast di livello che adesso devono scornarsi in giuria. Però. Proprio pensando al...

Silvio

Danese

È più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che qualcuno indovini il Leone d’oro di questa edizione della Mostra del cinema. È il sogno di ogni direttore: ho trovato e proposto una quantità di film e cast di livello che adesso devono scornarsi in giuria. Però. Proprio pensando al direttore, al lavoro diplomatico su Almodóvar, convinto a lasciare Cannes dopo il Leone d’oro alla carriera nel 2017, c’è da aspettarsi qualche pressione per un premio, se non al film “Madres paralelas“, alla protagonista Penelope Cruz (un’opera non può riceve più di un premio). Ecco, anche solo introdurre le ipotesi sulla Coppa Volpi per l’attrice, apre un elenco di competitor: la giovane Anamaria Vartolomei di “L’evenement“, Kristen Stewart Lady D in “Spencer“, Olivia Colman di “The lost daughter“, Jeon Jin-seo di “Mona Lisa“. Per gli attori varrebbe sopra tutti il Servillo di “Qui rido io“, ma potremmo ritrovarci il russo Jurji Borisov per “Captain Volkonogov escaped“, i due mattatatori Banderas e Martinez di “Competencia Oficial“, Oscar Isaac per “The card counter“, e così via.

Leone d’oro? Tra i film più compiuti di ottimi film ci sono “Qui rido io“, “Illusioni perdute“, “L’evenement“, “Il buco“, “The power of the dog“. Ma i due in chiusura ieri hanno le carte in regola per pretendere un premio: “Un autre monde“ di Brizé, terzo episodio della trilogia del lavoro, dove almeno la performance di Vincent Lindon, merita una Coppa Volpi; e il filippino “On the job: the missing 8“, quasi quattro ore di patrimonio filmico dirette da Erik Matti.