di Nicola Palma Da Verdi a Sting. Da Roberto Bolle a Placido Domingo. L’omaggio a Dante nel settecentesimo della sua scomparsa. Un cast senza precedenti. La Prima del 7 dicembre, mai vista nella storia in questa veste, sarà un melting pot di lirica, effetti speciali, melodramma italiano, compositori stranieri, star della musica mondiale, attori di prosa e abiti griffati dai big dell’alta moda. A riveder le stelle, il titolo-auspicio della serata di Sant’Ambrogio, che in epoca Covid si spoglierà di mondanità, paillettes e red carpet per farsi portavoce della cultura mondiale messa in ginocchio dalla pandemia: "Da...

di Nicola Palma

Da Verdi a Sting. Da Roberto Bolle a Placido Domingo. L’omaggio a Dante nel settecentesimo della sua scomparsa. Un cast senza precedenti. La Prima del 7 dicembre, mai vista nella storia in questa veste, sarà un melting pot di lirica, effetti speciali, melodramma italiano, compositori stranieri, star della musica mondiale, attori di prosa e abiti griffati dai big dell’alta moda. A riveder le stelle, il titolo-auspicio della serata di Sant’Ambrogio, che in epoca Covid si spoglierà di mondanità, paillettes e red carpet per farsi portavoce della cultura mondiale messa in ginocchio dalla pandemia: "Da qui lanceremo un messaggio di speranza, perché questa tragedia finirà e speriamo presto: continueremo a creare emozioni", ha detto ieri il sovrintendente Dominique Meyer.

Lo spettacolo verrà trasmesso in diretta su Raiuno, Radio 3 e RaiPlay, con diretta dalle 17 (il sipario si alzerà alle 18) e conduzione affidata a Milly Carlucci e Bruno Vespa; le note del Piermarini arriveranno anche in Francia e Germania grazie a un accordo con Arte, con l’ipotesi di uno streaming mondiale a pagamento. Non ci sarà la Lucia di Lammermoor prevista alla vigilia: "Impossibile farla, dobbiamo tutelare la salute dei nostri dipendenti", ha spiegato il manager alsaziano, ricordando il focolaio che ha decimato il Coro (46 contagiati su 95) e l’importanza delle norme di sicurezza. Non ci sarà il pubblico, per ovvi motivi. "Contro natura e controvoglia, abbiamo cambiato rotta", la sottolineatura del direttore musicale Riccardo Chailly, che guiderà un’orchestra collocata su una pedana in platea. Al timone è stato chiamato Davide Livermore, che eguaglierà così il record di inaugurazioni consecutive in via Filodrammatici finora detenuto in solitaria da Margherita Wallman (dal ’57 al ’59): dopo i successi di Attila e Tosca, sarà ancora il regista torinese a curare l’allestimento, cercando di cucire al meglio i vari momenti senza interrompere l’unico "filo conduttore" che legherà tutto. Una sorta di flusso continuo di esibizioni, una "narrazione" arricchita e completata da immagini 3D, realtà aumentata e ambienti virtuali. I temi affrontati? Si parte con quello della maledizione nel preludio di Rigoletto (quello di Verdi sarà il repertorio più presente); poi si parlerà di critica al potere, deboli senza voce (tra scritti di Hugo e canzoni di Sting come Fragile) e ruolo della donna nella società. Fino "alla catarsi dopo la tragedia iniziale – per dirla con le parole di Chailly – alla gioia per la libertà riconquistata", con l’ouverture del Guglielmo Tell di Rossini.

E veniamo agli artisti: all’appello di Meyer hanno risposto in 24, da tutto il mondo. Eccone alcuni: Jonas Kaufmann e Anita Rachvelishvili, Juan Diego Florez e Lisette Oropesa (già scritturati per Lucia di Lammermoor), Placido Domingo e Francesco Meli, Roberto Alagna (che non mette piede alla Scala dal 10 dicembre 2006, quando svestì i panni di Radames dopo i fischi del loggione e abbandonò la scena) e Piotr Beczala (che dopo i buu della Traviata del 2013 promise di non tornare mai più a Milano). Senza dimenticare l’étoile Roberto Bolle.