Giovanni Morandi Ci sono tre verbi che riempiono i pensieri di questa stagione e i loro significati ci confortano sulla possibilità di non dover temere la perdita di diritti, anche se il rischio di scivolare verso il pensiero unico è un timore reale però più legato alle nuove forme del comunicare che del curare. Di questi tre verbi...

Giovanni

Morandi

Ci sono tre verbi che riempiono i pensieri di questa stagione e i loro significati ci confortano

sulla possibilità di non dover temere la perdita di diritti, anche

se il rischio di scivolare verso il

pensiero unico è un timore reale però più legato alle nuove forme del comunicare che del curare. Di questi tre verbi due ci dicono che il diritto di pensare è libero e questo smentisce gli apocalittici.

Le tre parole sono: dubitare, persuadere e imporre. Fatta eccezione per l’ultima le prime due indicano movimento, indeterminatezza, variabile tra intenzione e risultato. Dubbio è quel tormento che descrive la ricerca del cosa fare e del cosa

evitare e la sua radice sanscrita “dva“, due, testimonia la libertà, l’assenza dell’uno, dell’assoluto, dunque la possibilità (che è anche condanna) di dover scegliere. Persuadere invece sta per convincere, consigliare con il rafforzativo “per”.

Imporre è invece il suo contrario, è la violenza, la prevaricazione quindi il non potere opporsi all’obbligo dell’obbedire. Così cammin facendo siamo arrivati su un terreno più interessante dei dibattiti sui vaccini che senza specifiche competenze scientifiche erano, sono chiacchiere da bar. Al contrario le questioni legate al green pass hanno a che fare con la libertà di movimento e con la possibilità che si creino condizioni di vita diverse e umilianti legate alla scelta individuale.

Qualunque sarà l’esito sulla possibilità che il governa imponga oppure no il vaccino obbligatorio i dubbi che oggi abbiamo sono un buon argomento per poter dire che il nostro pensiero è ancora libero e forse è superfluo quell’ancora. Il dubbio ci salverà dalle certezze di chi rifiuta interlocutori.