2 apr 2022

La Gerini sul “Tapirulàn“ della regia "Dietro la cinepresa ti senti Dio"

Il debutto dell’attrice, protagonista anche del film di Allocca “Mancino naturale“

beatrice bertuccioli
Magazine
Claudia Gerini, 50 anni
Claudia Gerini, 50 anni
Claudia Gerini, 50 anni

di Beatrice Bertuccioli

La sua Jessica, al fianco di Carlo Verdone, rimane indimenticabile. Ma da allora Claudia Gerini ne ha fatta di strada e ieri, molto applaudita dal pubblico, ha presentato al Bifest di Bari la sua opera prima da regista, Tapirulàn. In concorso nella sezione ‘Panorama internazionale’, il film sarà nelle sale dal 5 maggio dopo alcune anteprime (a Roma, Firenze, Milano e Riccione). In questo film l’attrice è Emma, una ‘counselor’ che lavora da casa e comunica con i suoi tanti clienti attraverso uno schermo digitale collegato a un tapis roulant sul quale non smette mai di correre, preda di fantasmi del passato che all’improvviso riemergono e la tormentano. Ma in questi giorni è anche nelle sale con Mancino naturale, di Salvatore Allocca, nel ruolo di una madre che, rimasta vedova, si barcamena come può, tra un presente di ristrettezze e un domani che sogna fantastico grazie a quel suo figlio dodicenne che secondo lei tira di sinistro da sicuro futuro campione.

Claudia, com’è stata questa prima volta dietro alla macchina da presa?

"Ora ho capito perché i registi si sentono Dio. Puoi chiedere tutto quello che vuoi e niente si muove se non sei tu a dire ok. Ti ritrovi così come un Dio a ricreare un mondo. Ma in pratica dietro alla macchina da presa non ci sono stata mai perché ero sempre in scena, impegnata nel ruolo della protagonista".

E chi è la sua Emma?

"Forse anche a causa della pandemia che ci ha cambiati, è una donna interrotta, abituata a sentire i problemi di tutti, mettendo da parte se stessa, e l’ho immaginata senza pelle. Credo che, nonostante corra sempre, alla fine sia sempre ferma allo stesso punto, senza mai evolvere".

Un bilancio di questa prima esperienza da regista?

"In realtà non ho mai avuto il sogno di fare la regista ma leggendo la sceneggiatura (firmata da lei con Antonio Baiocco e Fabio Morici ndr) ho pensato che in fondo era un materiale che potevo governare. Sono cresciuta sui set, facendo tanti film, ma fare il regista ti fa capire meglio questo lavoro e le sue difficoltà. Un lavoro molto impegnativo e stimolante, non privo di rischi, ma è bello prendersi la responsabilità delle decisioni sul set".

E il suo personaggio in Mancino naturale?

"Isabella è una madre prepotente e prevaricatrice. Non si domanda se fare il calciatore sia davvero il desiderio di suo figlio, ma la perdoni perché è sola. È un film con venature drammatiche, anche poetico che parla del rapporto madre-figlio e della voglia di riscatto sociale".

I suoi genitori come si sono comportati con lei?

"Non mi hanno ostacolata, mi hanno lasciata libera di fare le mie scelte".

E lei con le sue figlie?

"Per me, facendo ciò che ho sempre voluto fare, è più facile. Credo che valga l’esempio, l’essere per loro un modello. Vedono che mi sono realizzata nel mondo del cinema senza sottostare a regole. Cerco di ascoltarle, se occorre di sostenerle ma non cerco di imporgli nulla e del resto loro, adesso ventenni, non lo permetterebbero".

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