Vince la Francia, non perde l’Italia, con tre statuette importanti, una Coppa Volpi al cinema filippino e una a Penélope, la prima star nella storia del cinema a dedicare un premio massimo alla suocera. E con onestà va detto: chi ha meritato è premiato e chi non è premiato aveva meritato. Condizione speciale per comprendere la distribuzione dei premi di un’edizione speciale della Mostra, viene da dire irripetibile, è la straordinaria quantità di film di alta qualità in concorso. Il Leone d’oro all’unanimità a L’Événement, di Audrey Diwan, un thriller psicologico, sanitario, femminista e umanissimo, sull’aborto clandestino, è una scelta di posizione,...

Vince la Francia, non perde l’Italia, con tre statuette importanti, una Coppa Volpi al cinema filippino e una a Penélope, la prima star nella storia del cinema a dedicare un premio massimo alla suocera. E con onestà va detto: chi ha meritato è premiato e chi non è premiato aveva meritato. Condizione speciale per comprendere la distribuzione dei premi di un’edizione speciale della Mostra, viene da dire irripetibile, è la straordinaria quantità di film di alta qualità in concorso.

Il Leone d’oro all’unanimità a L’Événement, di Audrey Diwan, un thriller psicologico, sanitario, femminista e umanissimo, sull’aborto clandestino, è una scelta di posizione, in difesa delle leggi conquistate, un monito contro la minaccia di passi indietro che, solo apparentemente, sembrano riguardare gli Stati Uniti (dal Texas un effetto valanga sta coinvolgendo il Paese, a giugno la Corte Suprema dovrà decidere se ribaltare la legge).

Nessuno potrebbe contestare la giuria di Bong Joon-ho se avesse scelto come Leone d’oro la denuncia dell’anarchismo nel Messico corrotto fin dentro la famiglia di La Caja di Vigas o la perversione tardo capitalista descritta da Un autre monde di Brizé. Questo Leone d’oro è un film ambientato nei primi anni ‘60: L’Événement è fedele fino in fondo, nei più cruenti dettagli, al punto di vista totale della studentessa, circondata da delatrici, a rischio galera, certa però di non volere una vita condizionata; performance da premio (qualità che pesa sulla elezione al Leone) della “scoperta“ Anamaria Vartolomei. Il film è lei. Sono aperte le scommesse sul rilancio di L’Événement agli Oscar.

Felici per Sorrentino, Leone d’argento, dispiaciuti per Martone, Leone mancato. È stata la mano di Dio e Qui rido io sono entrambi coinvolgenti e legati in profondità alla biografia artistica degli autori, diversi però nella misura formale, anzi diciamolo: più riuscito Martone, meno Sorrentino. Ma anche: aperto al pubblico internazionale il film del premio Oscar, meno forse la grande opera di cinemateatro di Martone. Sorrentino incassa anche il Mastroianni per i giovani al protagonista – “alter ego“ del regista – Filippo Scotti. Risuona poi come vero premio di una Mostra d’arte cinematografica la statuetta a Il buco di Frammartino, film di spazio e cunicoli, pastori e speleologi, sugli elementi primordiali del cinema: la luce e il buio.

In molti abbiamo compreso, e amato, come Jane Campion ha impugnato e personalizzato un romanzo straordinario sul disorientamento esistenziale tra vecchio west e America moderna, The Power of the Dog, e il Leone alla regia premia anche il connubio col produttore Netflix (che firma anche Sorrentino). Comprensibile il premio alla sceneggiatura a Maggie Gyllenhaal per il film da Elena Ferrante, ma altre erano migliori, per esempio quella di Spencer di Larraín, altro titolo pieno di risorse da palmarès. Come dimenticare Almodòvar, corteggiato da anni per rubarlo a Cannes? Penélope Cruz, Coppa Volpi per Madres paralelas, è bravissima, ma primeggia tra altre di eguale valore in virtù di questa attenzione al decano spagnolo e al suo lavoro sull’etica della verità. Come da copione, un filippino spariglia all’ultimo minuto: la Volpi al poliziotto John Arcilla di On the job di Erik Matti chiude i conti con l’oriente vicino al presidente della giuria.