Patrizia Zanotti e Hugo Pratt
Patrizia Zanotti e Hugo Pratt
Roma, 3 maggio 2021 - Come si spiega Corto Maltese ai ragazzi di oggi? "Corto si legge e basta, com’è capitato a me: non serve altro. Anzi, le nuove generazioni possono apprezzarlo di più. Luoghi, abiti, atmosfere sono naturalmente fuori dal tempo. Ma la filosofia di vita è attualissima. Lo segui e ti perdi nel racconto perché Corto suggerisce senza salire in cattedra. È ironico, divertente e irresistibile". Patrizia Zanotti è una giovane signora nata nel 1962 a Buenos Aires. È sposata con un dentista che ha mollato tutto per fare lo scrittore globetrotter nel nome del Maltese, ha due figlie di 24 e 18 anni, ha visto posti bellissimi a fianco di un uomo eccezionale: dal 1979 al 1995 ha accompagnato Hugo Pratt ovunque. Ha colorato le sue tavole, ne è diventata la manager, ha fondato con lui la casa editrice Lizard, dirige la Cong, che detiene i diritti sull’opera del maestro veneziano. Papà emigrante, madre di Mar del Plata. Tornati in Italia, i genitori hanno aperto un locale di cucina argentina sui Navigli. Lei studiava al liceo artistico a Milano. Finché una mattina, uscita da scuola, si è fermata nel ristorante dove stava mangiando un ospite celebre. Sapeva chi era? "Ah no. Mia madre mi fece fare una figura imbarazzante. Mi...

Roma, 3 maggio 2021 - Come si spiega Corto Maltese ai ragazzi di oggi?

"Corto si legge e basta, com’è capitato a me: non serve altro. Anzi, le nuove generazioni possono apprezzarlo di più. Luoghi, abiti, atmosfere sono naturalmente fuori dal tempo. Ma la filosofia di vita è attualissima. Lo segui e ti perdi nel racconto perché Corto suggerisce senza salire in cattedra. È ironico, divertente e irresistibile".

Patrizia Zanotti è una giovane signora nata nel 1962 a Buenos Aires. È sposata con un dentista che ha mollato tutto per fare lo scrittore globetrotter nel nome del Maltese, ha due figlie di 24 e 18 anni, ha visto posti bellissimi a fianco di un uomo eccezionale: dal 1979 al 1995 ha accompagnato Hugo Pratt ovunque.

Ha colorato le sue tavole, ne è diventata la manager, ha fondato con lui la casa editrice Lizard, dirige la Cong, che detiene i diritti sull’opera del maestro veneziano. Papà emigrante, madre di Mar del Plata.

Tornati in Italia, i genitori hanno aperto un locale di cucina argentina sui Navigli. Lei studiava al liceo artistico a Milano. Finché una mattina, uscita da scuola, si è fermata nel ristorante dove stava mangiando un ospite celebre.

Sapeva chi era?

"Ah no. Mia madre mi fece fare una figura imbarazzante. Mi trascinò al tavolo e disse: questa è mia figlia, è brava, adesso le mostra i suoi disegni".

E poi?

"Pratt era con Giuliano Giovetti, amico illustratore di Spilamberto che veniva spesso e faceva vignette per la Gazzetta dello Sport. Hugo guardò i fogli e non disse nulla. La domenica però venne a pranzo da noi e mi portò Una ballata del mare salato, la prima avventura del marinaio con l’orecchino. Una specie di compito a casa".

Finì lì?

"Qualche giorno dopo andai nel suo studio, mi affibbiò dei libri illustrati con stemmi e divise militari. Spiegò: studia e impara, colorerai la storia di uno dei miei personaggi, ora devo partire e ci vedremo al mio ritorno".

Aveva mai letto Pratt?

"Nulla. Lui aveva 52 anni, io 17 e zero esperienza. Il mio fumetto preferito era Diabolik, mi piaceva Eva Kant".

L’incontro con Corto invece?

"Sono entrata in un altro mondo. Un incantesimo. Ho desiderato essere Pandora con la ghirlanda di fiori al collo. Mi sono innamorata del tenente di vascello Slutter, l’eroe idealista".

E intanto Pratt?

"Sparito per due mesi. Ho consegnato le tavole senza avere la minima idea se andassero bene: era il terzo episodio degli Scorpioni del deserto, protagonista il capitano polacco Koinsky. Poi è riapparso. Mi ha detto: prepara una valigetta, vieni con me a Parigi perché ci sono cose in ballo lì. Mio padre avrebbe voluto che finissi il liceo ma ho fatto di testa mia".

Cominciava l’avventura?

"Hugo era l’avventura. Tutto con lui era avventura. Capitava magari di fare la strada in macchina da Losanna a Venezia e c’era sempre una deviazione: andiamo a vedere il tal posto, sai che qui attorno abita un tizio, da queste parti fanno un piatto che mangi solo lì".

Il viaggio più bello?

"Quello nei Mari del Sud. Hugo ha ripercorso le sue memorie letterarie e cinematografiche, i luoghi e i personaggi della formazione. Conrad, London, Melville, i colossi di pietra sull’Isola di Pasqua, il relitto dello Yankee a Rarotonga, la tomba di Stevenson, l’ancora del Bounty. Siamo stati a Pago Pago sulle tracce di Rain, tra Somerset Maugham e Rita Hayworth. Del villaggio scrisse: è bruttino, banale e non piove nemmeno. Pratt aveva insieme gli occhi dell’immaginazione e della realtà".

La dedica di Avevo un appuntamento è per lei: a Patrizia Zanotti, il miglior compagno di viaggio.

"Una sorpresa. Dovevo fotografarlo con la mia Leica per un documentario, ero in ansia. Ho aspettato tremando lo sviluppo delle pellicole".

Era molto esigente?

"Soprattutto con se stesso. Dava fiducia ma ti metteva alla prova, stimolava a far bene. Avevi la possibilità di esprimerti in libertà, anche sbagliando. Se sottolineava un errore era per evitare che lo ripetessi".

Qual era il suo processo creativo?

"Vederlo disegnare era affascinante. Stupivano la semplicità e la naturalezza del tratto, sia che usasse la matita o il pennello. L’inchiostrazione era uno spettacolo, gli acquerelli pura magìa. Era velocissimo, un dono perfezionato in Argentina dove veniva pagato a vignetta e ha prodotto una quantità impressionante di storie. Cominciava molto presto al mattino ed era puntualissimo nella consegna all’editore".

Era molto concentrato nel lavoro?

"Piuttosto un attore davanti a un pubblico invisibile. Era coltissimo, una memoria formidabile. Si divertiva. Disegnava e ascoltava musica, accendeva la radio, faceva telefonate chilometriche e intanto scriveva i dialoghi. Riceveva montagne di posta da lettori sconosciuti e se il mittente aveva lasciato il numero lo richiamava. Gli piaceva sorprendere gli amici che venivano a trovarlo e si finiva con feste, chitarra e canzoni. Nessuno era empatico come lui".

Corto Maltese è stato davvero il suo alter ego?

"Erano sovrapponibili. Liberi, indipendenti, curiosi. All’inseguimento di un sogno. A loro agio in ogni luogo e in ogni storia".

E le donne?

"Hugo ha avuto due mogli, tante compagne e quattro figli. Ma non era un conquistatore: era interessato alle persone, desiderava conoscerle in profondità. Corto lo stesso. È romantico, nostalgico, ha in mente una figura femminile immanente che definisce con tre lettere: lei".

I suoi personaggi hanno spesso un libro in mano.

"Hugo aveva una biblioteca immensa: 17mila volumi chiusi in 25 bancali dalla sua morte nel ‘95. A fine anno saranno a disposizione del pubblico in un centro culturale. Sono scatole magiche con appunti, schizzi e riflessioni sulle pagine: scopriremo un tesoro aprendole".

C’è una storia che Pratt non ha fatto in tempo a disegnare?

"Il ritorno di Corto a Venezia, alle prese con un computer Ibm e un gorilla. La modernità e il primate. Ha lasciato alcuni bozzetti, un inizio: lui, sua madre e le donne dei campielli".

Come vedrebbe questo mondo?

"Ha raccontato vite di pirati, cannibali, disertori, stregoni, signori della guerra con il senso dell’onore. Avrebbe detestato le guerre sporche e infinite di oggi. Si sarebbe indignato davanti al dramma dei migranti".

E la società digitale?

"Impazzirebbe per le possibilità di ricerca su Google. E avrebbe 5 o 6 smartphone per le sue telefonate".