Alessandro Farnese, III duca di Parma e Piacenza, ritratto da Otto van Veen (1585)
Alessandro Farnese, III duca di Parma e Piacenza, ritratto da Otto van Veen (1585)
"La si deplori o la si celebri, una tale parte avuta da Alessandro Farnese è scritta per sempre nella storia". Da vivo, ma anche dopo la morte, verrebbe da aggiungere all’appassionante descrizione che l’enciclopedia Treccani riserva a questo personaggio. Già, perché si archivia dopo oltre 400 anni il ‘cold case’ del terzo duca di Parma e Piacenza e quarto duca di Castro, nato a Roma nel 1545 e deceduto ad Arras, in Francia, nel 1592, a soli 47 anni. Attorno alla sua scomparsa ruota uno dei misteri storici più intriganti e conosciuti, che proprio in questi giorni sembra aver trovato una soluzione. A ucciderlo, contrariamente alla tesi che appassionava complottisti e non, non sarebbe stato un qualche veleno, ma una polmonite. Una verità sepolta sotto polvere, secoli e leggende, amplificate dall’ironia tutta emiliana più incline a...

"La si deplori o la si celebri, una tale parte avuta da Alessandro Farnese è scritta per sempre nella storia". Da vivo, ma anche dopo la morte, verrebbe da aggiungere all’appassionante descrizione che l’enciclopedia Treccani riserva a questo personaggio.

Già, perché si archivia dopo oltre 400 anni il ‘cold case’ del terzo duca di Parma e Piacenza e quarto duca di Castro, nato a Roma nel 1545 e deceduto ad Arras, in Francia, nel 1592, a soli 47 anni. Attorno alla sua scomparsa ruota uno dei misteri storici più intriganti e conosciuti, che proprio in questi giorni sembra aver trovato una soluzione.

A ucciderlo, contrariamente alla tesi che appassionava complottisti e non, non sarebbe stato un qualche veleno, ma una polmonite. Una verità sepolta sotto polvere, secoli e leggende, amplificate dall’ironia tutta emiliana più incline a tramandar di lotte, scandali e torbidi segreti più o meno reali. Per lungo tempo al servizio della Spagna come comandante dell’Armata delle Fiandre, il Duca di Parma fu tra i massimi condottieri del XVI secolo. Ebbe molto successo, grazie alle sue grandi vittorie militari e al suo acume politico, ed era l’uomo chiave di Filippo II di Spagna, che fondò il Belgio moderno. Proprio questa sua levatura, con le invidie che aveva suscitato, nonostante fosse a capo di un piccolo Stato, è all’origine del sospetto che fosse stato avvelenato.

L’idea di investigare sulla sua morte, sostenuta dall’Ordine Costantiniano, è partita da Anna Zaniboni Mattioli, appassionata di storia, e da Giuseppe Bertini, curatore del volume Storia di Parma dedicato al ducato farnesiano. A dissipare ogni dubbio sulla fine dell’eroe della battaglia di Lepanto, come in ogni indagine che si rispetti, un vero e proprio pool di esperti.

Si tratta dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Parma, insieme ai carabinieri del Ris, che hanno condotto una ricerca sui resti del grande condottiero. Un viaggio nel tempo decollato nel 2020 e che oggi ci racconta una storia diversa.

Alessandro soffriva di gotta, aveva una frattura scomposta sull’avambraccio destro a causa di un colpo da arma da fuoco ma non fu avvelenato. Probabile causa del decesso una polmonite. La sua salute peggiorò rapidamente e, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1592, nel monastero di San Waast, morì confortato dai sacramenti. I suoi resti mortali furono rivestiti dell’abito cappuccino, traslate a Parma e inumate nella chiesa dei cappuccini, accanto alla tomba della moglie. In seguito, le sue poglie vennero traslate nella cripta della Basilica della Madonna della Steccata, dove torneranno proprio oggi.

"Il complesso lavoro condotto da medici legali, odontoiatri, radiologi, una antropologa - che ha ricostruito i volti del sovrano e della moglie - e una paleoantropologa, hanno confermato quello che veniva raccontato dagli storici". Insomma niente avvelenamento, racconta al Rossana Cecchi dell’Università di Parma. Grazie alle analisi, si è poi scoperta la dieta dei duchi di Parma, decisamente tutt’altro che salutare.

"Alessandro mangiava cibi duri, poco cotti, tipici dei campi di battaglia" aggiunge invece la professoressa Marianna Peracchia, mentre la moglie "ingurgitava molti zuccheri ed era afflitta da carie profonde". Il lavoro di indagine ha confermato appunto il ferimento al braccio del duca, come riportato dagli storici, ed escluso l’avvelenamento da metalli, quello più frequente all’epoca, spiegano gli studiosi. Il responso della scienza ancora una volta scioglie il rebus della morte. Ogni cicatrice, ciglia, granello di polvere può svelare qualcosa. Segni che intessono la trama di chi siamo, dov’eravamo, cosa abbiamo fatto e soprattutto cosa ci è accaduto. Così è per tutti e il Duca di Parma non fa eccezione. Adesso Alessandro Farnese e la moglie torneranno a riposare nella cripta della chiesa della Steccata: è infatti prevista per questo pomeriggio la tumulazione.

Così la cittadina emiliana si prepara (nuovamente) ad accogliere il Duca di Parma Carlo Saverio di Borbone, quattro sindaci delle Fiandre e anche un diplomatico in rappresentanza del regno del Belgio. Mentre Alexander Farnese tornerà ad essere protagonista nei libri di storia e non nei laboratori della polizia scientifica.