Marco Bocci e Violante Placido
Marco Bocci e Violante Placido
Un cardiochirurgo si trova di fronte a un dilemma terribile: rispettare le regole etiche della professione oppure infrangerle per salvare suo figlio? E se questa decisione lo portasse a dover affrontare la malavita più feroce? È il dilemma su cui è imperniata la fiction Fino all’ultimo battito in onda da domani in prima serata su Raiuno, interpretata da Marco Bocci e Violante Placido, con un ruolo per Loretta Goggi. Regia di Cinzia Th Torrini. Violante Placido, lei interpreta Elena, la moglie di Diego Mancini, il medico. Il suo personaggio è più limpido e positivo rispetto al forte chiaroscuro del marito... "È una donna che ha un suo candore e crede...

Un cardiochirurgo si trova di fronte a un dilemma terribile: rispettare le regole etiche della professione oppure infrangerle per salvare suo figlio? E se questa decisione lo portasse a dover affrontare la malavita più feroce? È il dilemma su cui è imperniata la fiction Fino all’ultimo battito in onda da domani in prima serata su Raiuno, interpretata da Marco Bocci e Violante Placido, con un ruolo per Loretta Goggi. Regia di Cinzia Th Torrini.

Violante Placido, lei interpreta Elena, la moglie di Diego Mancini, il medico. Il suo personaggio è più limpido e positivo rispetto al forte chiaroscuro del marito...

"È una donna che ha un suo candore e crede fermamente nella famiglia – racconta Violante, figlia di Michele Placido –. Ma le circostanze la porteranno a tirare fuori la parte più coraggiosa di se stessa".

Al centro della fiction c’è un dilemma etico dilaniante. Lei, nella stessa situazione, come avrebbe reagito?

"Credo che molti siano pronti a uccidere pur di salvare il proprio figlio. Se si trattasse di scegliere tra mio figlio e un altro ragazzo, non avrei dubbi: salverei mio figlio".

Per girare la fiction sono state necessarie ben 22 settimane. Avete lavorato nel periodo peggiore della pandemia, quando l’Italia era in zona rossa. Come avete fatto?

"Vivevamo tutti nello stesso albergo. È stato inusuale, perché di solito dopo aver girato ognuno va per conto suo. In questo caso invece eravamo tutti insieme, attori, regista, tecnici, insomma l’intera troupe. Si è creato un grande affiatamento, che ha giovato al risultato finale, perché si aveva il tempo di discutere e preparare ogni scena, in modo che arrivavamo sul set preparatissimi".

La serie tv ambientate nel mondo degli ospedali sono infinite: lei ne ha mai vista qualcuna? Quale preferisce?

"Mai viste. Guardo le serie tv, naturalmente, alcune sono molto belle. Mi capita però di cominciarne una con mio marito, poi vado di là a badare alla bambina e lui intanto è andato avanti, così non possiamo più vederle insieme, siamo fuori sync".

Come è stato lavorare con una regista donna?

"Cinzia ha la forza di cento uomini, sul set non si percepisce la differenza nell’energia con cui porta avanti un progetto. Con lei è stato possibile approfondire di più le sfumature del mio personaggio. Un’altra regista che apprezzo molto è Susanna Nicchiarelli".

Con registi uomini il rapporto è diverso?

"Con loro a volte i personaggi femminili hanno meno strati, forse perché il protagonista è quasi sempre un uomo e la donna lo affianca".

Ha qualche rimpianto?

"Rimpianti no. Però mi sarebbe piaciuto lavorare di più nel cinema".

A lei è capitato di affrontare situazioni così drammatiche come quelle della fiction, relative alla salute dei suoi cari?

"Senza entrare in particolari posso dire che sì, mi sono capitate delle situazioni a cui ho potuto attingere per calarmi nel personaggio. Situazioni che vanno affrontate con coraggio e forza, situazioni in cui capisci che certe cose possono capitare anche a te".

Suo padre, Michele Placido, segue la sua carriera? Gli ha fatto vedere questa fiction?

"Non l’ho vista ancora nemmeno io! Se mio padre riesce a recuperare qualcosa sì, la vede, ma è sempre molto impegnato. Se faccio bene naturalmente è contento, ma lui non ti regala mai niente. Non è uno che fa facilmente complimenti, ma mi piace così".