di Monica Guzzi MONZA "Durante il lockdown il mondo dello spettacolo e della cultura ci ha tenuti vivi. Adesso questo mondo, così come il suo pubblico, reclama attenzione". Michele Brambilla, direttore di QN e il Resto del Carlino, riassume così il significato dell’evento ospitato ieri e oggi alla Villa Reale di Monza su iniziativa del Gruppo Monrif con il patrocinio della Camera dei Deputati, del ministero del Turismo, del Comune di Monza e con il sostegno di numerosi partner (Generali Italia, Life Beyond Tourism, Med Systems, Vivaticket, King Sport & Style, Bracco, Digital company e Blastness). Il tema è quello della cultura: cibo per lo spirito di milioni di persone nei mesi della pandemia, posti di lavoro persi ora che si tirano le somme (e proprio da Monza è partito ieri l’appello alla riapertura completa dei luoghi di cultura, arte e spettacolo), ma anche opportunità per il futuro. Una sfida,...

di Monica Guzzi

MONZA

"Durante il lockdown il mondo dello spettacolo e della cultura ci ha tenuti vivi. Adesso questo mondo, così come il suo pubblico, reclama attenzione". Michele Brambilla, direttore di QN e il Resto del Carlino, riassume così il significato dell’evento ospitato ieri e oggi alla Villa Reale di Monza su iniziativa del Gruppo Monrif con il patrocinio della Camera dei Deputati, del ministero del Turismo, del Comune di Monza e con il sostegno di numerosi partner (Generali Italia, Life Beyond Tourism, Med Systems, Vivaticket, King Sport & Style, Bracco, Digital company e Blastness). Il tema è quello della cultura: cibo per lo spirito di milioni di persone nei mesi della pandemia, posti di lavoro persi ora che si tirano le somme (e proprio da Monza è partito ieri l’appello alla riapertura completa dei luoghi di cultura, arte e spettacolo), ma anche opportunità per il futuro. Una sfida, quella della cultura come motore della ripresa del Paese, fra turismo, cinema, teatro e musica, sulla quale sono stati chiamati a confrontarsi amministratori, addetti ai lavori e pensatori, in un filo diretto che ha collegato borghi di 358 anime come quello di Fortunago, nel Pavese, alle prese con la costruzione di un teatro da mille posti, con il Padiglione Italia all’Expo di Dubai, dove il Bel Paese mette in mostra la sua cultura e la sua arte con il Teatro della memoria e il David di Michelangelo, ma anche il suo saper fare con il Belvedere, le regioni e un film in bianco e nero di Gabriele Salvatores.

Bellezza ingrediente fondamentale del made in Italy, come è emerso nella tavola rotonda dedicata al turismo e alla riscoperta delle città e della provincia italiana, moderata dalla direttrice de La Nazione, Agnese Pini. Una bellezza che non è fine a se stessa, ma la fusione armonica di buono, giusto e vero, ha spiegato il professor Davide Rampello, già direttore della Triennale di Milano, oggi anima del Padiglione Italia. Dal nostro padiglione a Dubai, ha ricordato il Commissario generale Paolo Glisenti, in collegamento con il direttore del Giorno Sandro Neri, passano quotidianamente 10mila visitatori, una generazione di trentenni dell’area del Sud Est Asiatico, Cina e Medio Oriente che chiede relazioni, università, ma soprattutto esperienze, ricerca.

A loro l’Italia si prepara a proporre un turismo diverso. Spiega Armando Peres, vicepresidente del Comitato turismo dell’Ocse di Parigi e membro del Comitato permanente per la promozione del Turismo: "Abbiamo perso tra il 75 e l’80% del giro d’affari, ma il turismo è un settore resiliente. La stagione estiva è andata molto bene e pensiamo di chiudere il 2022 sui livelli del 2019. Ma è giusto accontentarsi dei numeri del passato, o dobbiamo pensare a un futuro diverso?"

Risposte che arrivano dai borghi, riscoperti proprio durante la pandemia, con il recupero del turismo di prossimità. "I borghi, 330 in Italia, sono luoghi dove vivere bene, sono enogastronomia, cultura, memoria", sottolinea Pier Achille Lanfranchi, vicepresidente dell’associazione Anci i Borghi d’Italia. Una soluzione non solo romantica, ma funzionale, ricorda Roberta Garibaldi, consigliera del ministro del Turismo per il turismo enogastronomico e da ieri amministratrice delegata di Enit, che ripensa le città come "hub per portare verso i territori". Piccoli esempi nascosti tra i palazzi, come la Vigna di Leonardo a Milano.

E poi ci sono i teatri, che salutano la riapertura fra molti dubbi, ma anche in questo caso scegliendo di puntare tutto sulle nuove opportunità del post Covid come è emerso nella tavola rotonda del pomeriggio,cui hanno partecipato anche l’assessore regionale alla Cultura Stefano Bruno Galli e il direttore del Lirico di Milano Matteo Forte, oltre al direttore artistico di Zelig Giancarlo Bozzo e al comico Leonardo Manera. "Per tutti i lavoratori del teatro la pandemia è stata una carneficina, molti attori si sono dovuti riciclare facendo altri mestieri", racconta Stefano Scherini, cofondatore dell’associazione Unita, che riunisce i lavoratori del settore. "Il pubblico è cauto", dice Marco Giorgetti, direttore generale del Teatro della Toscana. "C’è chi teme di perdere denaro – gli fa eco Gianmario Longoni, direttore del Teatro Arcimboldi di Milano – come è accaduto nei mesi scorsi, quando è bastato un tac per far saltare tutto".

Ma una speranza c’è: "Abbiamo 3-5 mesi per riportare il tutto esaurito a teatro – conclude Federico Bellone, regista e produttore di teatro musicale – e possiamo approfittare di questi mesi per produrre lavori nuovi da affiancare agli spettacoli già collaudati".