Una scena del film - Foto: Isaria Productions/Zagora/Climax Films
Una scena del film - Foto: Isaria Productions/Zagora/Climax Films

Nelle sale cinematografiche italiane dal 21 al 23 ottobre e in streaming su Netflix a partire dall'1 novembre, 'L'uomo senza gravità' è il primo film di finzione per il regista e sceneggiatore Marco Bonfanti. Lo spunto narrativo è curioso, un bambino che sfida la forza di gravità, e nel cast compaiono volti noti come quelli di Elio Germano, Michela Cescon, Elena Cotta e Silvia D'Amico.

L'uomo senza gravità, tutto sul film

La storia racconta di un bambino di nome Oscar che nasce con una caratteristica peculiare: galleggia nell'aria come se per lui la gravità funzionasse in modo diverso. La mamma e la nonna, preoccupate che questa stranezza possa ritorcersi contro il bambino, lo invitano a tenere segreta la sua "leggerezza" e per anni solamente la coetanea Agata ne è al corrente. Diventato adulto, Oscar decide di rivelarsi al mondo per quello che è: cosa accadrà ora?

'L'uomo senza gravità' rappresenta il primo lungometraggio di finzione per il regista e sceneggiatore Marco Bonfanti, milanese classe 1980. In precedenza si era cimentato con alcuni cortometraggi e aveva fatto parlare di sé soprattutto grazie ai documentari 'L'ultimo pastore' (2012) e 'Bozzetto non troppo' (2016): il primo dedicato appunto all'ultimo pastore che guida la transumanza del suo gregge attraverso il centro di Milano, il secondo invece al celebre autore di film d'animazione Bruno Bozzetto.

Ad affiancare Bonfanti nel suo esordio fiction troviamo gli sceneggiatori Fabrizio Bozzetti ('La mia seconda volta') e Giulio Carrieri ('Romolo + Giuly: la guerra mondiale italiana').
 

Il trailer

Com'è 'L'uomo senza gravità', le recensioni

In media la critica italiana ha parlato del film di Marco Bonfanti senza spendere parole di entusiasmo, ma evitando anche le stroncature. Ciò che più ha colpito positivamente è l'ambizione di raccontare con candore e gentilezza il bisogno di leggerezza di cui tutti noi abbiamo necessità, per sottrarci o almeno stemperare le pesantezze della vita quotidiana.

I momenti migliori di 'L'uomo senza gravità' sono quelli in cui il tono ha la giusta levità. Purtroppo la sceneggiatura non è sempre all'altezza del compito, soprattutto quando tende a lasciare fuori dalla porta la complessità del suo messaggio, rischiando così di trasformare la levità in superficialità.

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