di Giuseppe Tassi

Il nome Stellantis è quasi un augurio. Una cometa nel cielo dell’automotive, con i quattordici marchi di PSA ed FCA uniti per aprire un’orizionte di speranza al nuovo gruppo che sorge e all’intero settore.

Mai come in questo 2021 l’auto avrà bisogno di slancio, vitalità e idee per rinascere dopo lo schiaffo violento del Covid, che ha concorso in modo importante a chiudere il 2020 con un -27% di vendite sul mercato italiano.

La conferma degli Ecobonus del governo, e il virtuoso processo che spinge il consumatore verso auto meno inquinanti, faranno da traino alla ripresa. Ma toccherà soprattutto ai manager indicare la via di un business produttivo, capace di rilanciare l’auto e cancellare gli sprechi.

In questa chiave il gruppo Stellantis, che entro marzo dovrà diventare una realtà operativa, gioca un ruolo importante. Le forze di FCA e PSA unite costituiranno il quarto polo mondiale (dopo Volkswagen, Toyota e Renault-Nissan-Mitsubishi) con 8,7 milioni di auto vendute, un fatturato di 200 mliardi di euro e 400 mila dipendenti in tutto il globo.

L’alleanza aprirà le porte del mercato americano (dove FCA è già forte) a Peugeot, consentirà a Fiat e ai brand italiani di sfruttare le tecnologie di PSA in materia di elettrificazione. Nascerà un grande polo dei veicoli commerciali, così forte da far paura perfino all’antitrust. E ciascun marchio, dentro la nuova galassia, cercherà una sua specializzazione: Peugeot nel mondo Suv, Fiat e Citroen nelle citycar, Lancia nell’universo femminile. Ma il grande rilancio è atteso anche dai brand con forte carattere sportivo come Maserati e Alfa. Per un 2021 capace di ruggire.