di Nicola Palma "Uno spettacolo degno di Milano". Il titolo di serata lo dà Giorgio Armani, che ha vestito alcune delle protagoniste e che ha seguito la Prima dal divano di casa. Lui come altri milioni di spettatori (oggi si saprà quanti su Raiuno e nel resto del mondo collegati in streaming), "tutti in prima fila" davanti alla tv per assistere allo show musicale assemblato in una settimana per sostituire l’opera Lucia di Lammermoor, rimandata causa Covid. Il 7 dicembre mai visto si apre con l’attrice Maria Grazia Solaro che recita le prime parole dell’Inno di Mameli vestita da addetta...

di Nicola Palma

"Uno spettacolo degno di Milano". Il titolo di serata lo dà Giorgio Armani, che ha vestito alcune delle protagoniste e che ha seguito la Prima dal divano di casa. Lui come altri milioni di spettatori (oggi si saprà quanti su Raiuno e nel resto del mondo collegati in streaming), "tutti in prima fila" davanti alla tv per assistere allo show musicale assemblato in una settimana per sostituire l’opera Lucia di Lammermoor, rimandata causa Covid.

Il 7 dicembre mai visto si apre con l’attrice Maria Grazia Solaro che recita le prime parole dell’Inno di Mameli vestita da addetta alle pulizie del teatro. Poi tocca a tecnici e maestranze prendersi la scena (un “Quarto stato” distanziato, il colpo d’occhio sul palco), prima che lo facciano le 24 star che hanno risposto alla "chiamata alle arti" del sovrintendente Dominique Meyer. "Tutto il teatro ha dato quello che poteva dare, senza guardare l’orologio", sintetizza il manager. Tre ore di lirica pensate per la tv, "la soluzione più interessante e toccante possibile" per dare un messaggio di speranza.

Certo, il desiderio di tutti è che la pandemia finisca e che il pubblico torni in sala: "Abbiamo bisogno degli spettatori e degli applausi, per noi è la cosa più bella", sottolinea Placido Domingo, l’ultimo a registrare la sua performance, la nona in via Filodrammatici in una serata inaugurale. Al suo fianco il maestro e direttore musicale Riccardo Chailly: "È stata un’avventura straordinaria ma complicata da realizzare per spazi, quantità di musica e alternanza di artisti: spero di non ripeterla e di tornare a fare musica come sempre abbiamo fatto". Sì, l’auspicio è che la serata di ieri resti un unicum da ricordare e che l’anno prossimo il debutto di Macbeth sia salutato dall’ovazione di una sala sold out; che riparta la Prima diffusa con maxischermi in tutta la città; che ricompaiano red carpet, paillettes e vip. In sintesi: che si riveda la Milano del 7 dicembre. E forse anche per questo il regista Davide Livermore ha dedicato l’incipit del suo kolossal ai luoghi più conosciuti della metropoli (dalla Galleria a CityLife, dal Duomo al Castello), ripresi dall’alto con un drone.

"Alla Scala sono stati rapidissimi a trovare una soluzione – dice il sindaco e presidente della Fondazione Giuseppe Sala, fresco di ricandidatura –. Non era semplice, e io vorrei che Milano fosse così rapida nell’adattarsi ai tempi, reattiva, salvaguardando la qualità: Milano ha bisogno della Scala e la Scala ha bisogno di Milano".

"L’arte ci rende migliori, dà il senso alla nostra umanità. Ieri come oggi ripartiamo da qui, dalla cultura e dalla Scala. Solo con l’arte si può pensare tutti insieme di ritornare a riveder le stelle", l’intervento di Livermore prima del finale per ricordare il concerto con cui Arturo Toscanini tenne a battesimo la riapertura del Piermarini nel 1946, dopo i bombardamenti e la fine della Seconda guerra mondiale. "La Scala c’è, è in piedi e ha grande voglia di andare avanti", chiosa Meyer. Sipario.