di Riccardo Jannello Pace fatta, definitivamente. Milan Kundera – l’autore dell’iconico L’insostenibile leggerezza dell’essere – nel 1975 fuggì dalla Cecoslovacchia comunista verso Parigi e nel 1979 si vide togliere la cittadinanza dopo avere pubblicato Il libro del riso e dell’oblio, diventando cittadino francese nel 1981 grazie a Mitterrand. Adesso lo scrittore è di nuovo ceco (nel frattempo Repubblica Ceca e Slovacchia si sono divise) e ora ha deciso di donare la propria biblioteca e l’archivio personale alla sua città. Tutto il materiale – mille volumi oltre ai suoi libri con le traduzioni in quaranta lingue, illustrazioni, recensioni, articoli, disegni e manoscritti – che si trova nel grande appartamento sulla Senna vine infatti trasferito in queste ore...

di Riccardo Jannello

Pace fatta, definitivamente. Milan Kundera – l’autore dell’iconico L’insostenibile leggerezza dell’essere – nel 1975 fuggì dalla Cecoslovacchia comunista verso Parigi e nel 1979 si vide togliere la cittadinanza dopo avere pubblicato Il libro del riso e dell’oblio, diventando cittadino francese nel 1981 grazie a Mitterrand.

Adesso lo scrittore è di nuovo ceco (nel frattempo Repubblica Ceca e Slovacchia si sono divise) e ora ha deciso di donare la propria biblioteca e l’archivio personale alla sua città. Tutto il materiale – mille volumi oltre ai suoi libri con le traduzioni in quaranta lingue, illustrazioni, recensioni, articoli, disegni e manoscritti – che si trova nel grande appartamento sulla Senna vine infatti trasferito in queste ore nella Biblioteca Regionale della Moravia, a Brno, dove lo scrittore è nato 91 anni fa.

"I libri – ha detto Kundera commentando la donazione – devono stare in una biblioteca e quella morava è giusto che abbia i miei". Il direttore, Tomas Kubicek ha dichiarato entusiasta che "il dono non è solo un messaggio per i lettori cechi, ma anche la dimostrazione del forte legame con Brno. Diventerà un Fondo importantissimo che potrà essere consultato, anche digitalmente, sia dagli utenti normali sia dagli studiosi; vi saranno inoltre letture di vari autori, incontri e dibattiti". Il 23 ottobre il ritorno del figliol prodigo sarà celebrato anche al Teatro Nazionale con la rappresentazione de I proprietari delle chiavi, un dramma di Kundera del ’62.

Le autorità di Praga hanno parlato con grande enfasi di "riconciliazione nazionale". Secondo il ministro della Cultura, Lubomir Zaoralek, si tratta "di un evento culturale straordinario. Milan Kundera ha sempre affermato che l’autore è il padrone assoluto della sua opera. E quindi il fatto che abbia deciso la donazione a un’istituzione ceca è molto simbolica. Dopotutto saremo noi a essere vicini a questi lavori e allo stesso tempo ciò dimostra che Kundera è più vicino a questo Paese". E sempre in questi giorni (con la data precisa ancora non resa nota) Kundera sarà celebrato proprio a Praga, con la consegna del prestigioso Premio Franz Kafka.

Il percorso di riavvicinamento è iniziato nel 2018, quando Kundera ha permesso che i suoi libri in ceco tornassero nelle librerie del suo paese natale, e si è concretizzato nel momento in cui a novembre scorso il governo del liberal-conservatore Andrej Babis ha firmato la nuova cittadinanza per lo scrittore, che dal romanzo La lentezza (1995) aveva deciso di ripudiare la sua lingua e scrivere in francese.

Stesso atto è stato consegnato dall’ambasciatore di Praga in Francia, Petr Drulak, alla moglie, Vera Hrabankova, che ha annunciato l’uscita in ceco de La festa dell’insignificanza, l’ultimo romanzo di Milan, dopo che nessuna traduzione era finora stata accettata dall’autore. Sempre la signora Vera ha reso noto che entro l’anno uscirà un inedito del marito.

La vicenda di Kundera non è unica fra gli scrittori e gli intellettuali. Senza scomodare l’esilio di Dante Alighieri, basti pensare al premio Nobel cileno Pablo Neruda, che dovette lasciare il Cile nel 1949 quando il dittatore Videla mise fuorilegge il Partito comunista; il poeta si rifugiò anche in Italia e rientrò in patria solo nel 1952; nel 1971 ricevette il premio Nobel e due anni più tardi, pochi giorni dopo il colpo di Stato di Pinochet, morì ucciso a Santiago, vittima della repressione. A fine 1973 l’altra cilena Isabel Allende, nipote di Salvador il presidente deposto, fuggì dal Paese dove è riuscita a tornare solo nel 1990.

Una sorta di autoesilio lo ha vissuto anche José Saramago, premio Nobel 1998, che attaccato dalla Chiesa per Il Vangelo secondo Gesù Cristo decise nel 1991 di trasferirsi in Spagna e solo dal 2003 riacquistò casa a Lisbona, dove dalla morte (2010) esiste la Fondazione che porta il suo nome.