di Lorenzo Guadagnucci Se non fosse un gioco di parole troppo ardito, si potrebbe dire che Stanley Kubrick, ancora prima di diventare Kubrick, era già Kubrick. Lo provano le fotografie che il giovane Stanley, poco più che ragazzino, pubblicò sul quindicinale Look, la rivista antagonista di Life. Sono gli scatti di un professionista: accurati, potenti e spesso originali sia nell’inquadratura, sia nella scelta dei soggetti. Insomma, lasciavano già intuire quel che sarebbe venuto dopo: il Kubrick regista di capolavori del cinema del ‘900 come 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica o Il dottor Stranamore, per non citarne che alcuni; un cultore dell’immagine e dell’immaginazione, un osservatore acuto della condizione umana. Non è quindi un caso se Kubrick, poco più che ventenne, approdò al cinema attraverso un documentario nato da un servizio fotografico: Day of...

di Lorenzo Guadagnucci

Se non fosse un gioco di parole troppo ardito, si potrebbe dire che Stanley Kubrick, ancora prima di diventare Kubrick, era già Kubrick. Lo provano le fotografie che il giovane Stanley, poco più che ragazzino, pubblicò sul quindicinale Look, la rivista antagonista di Life. Sono gli scatti di un professionista: accurati, potenti e spesso originali sia nell’inquadratura, sia nella scelta dei soggetti. Insomma, lasciavano già intuire quel che sarebbe venuto dopo: il Kubrick regista di capolavori del cinema del ‘900 come 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica o Il dottor Stranamore, per non citarne che alcuni; un cultore dell’immagine e dell’immaginazione, un osservatore acuto della condizione umana. Non è quindi un caso se Kubrick, poco più che ventenne, approdò al cinema attraverso un documentario nato da un servizio fotografico: Day of the Fight, uscito nel ’51, un quarto d’ora dedicato alla giornata di un pugile (le ore precedenti lo scontro sul ring).

Il giovane Kubrick esordì nella fotografia addirittura nel 1945, quando non aveva che 17 anni: il primo scatto venduto a Look ritraeva un edicolante col volto dipinto dalla tristezza per la morte di Franklin Delano Roosevelt, il presidente del New Deal e dell’impegno nella seconda guerra mondiale. Lo staff di Look intuì rapidamente il talento di quel "tranquillo ragazzo dagli occhi marroni", come appena due anni dopo avrebbe scritto sulle sue pagine, descrivendo la figura del giovane collaboratore – definito "un veterano di 19 anni" – in una colonna a lui dedicata nella pagina del sommario. Stanley, si raccontava in quel trafiletto, era una ragazzo distratto – "perdeva spesso chiavi, occhiali e altri oggetti " – e si vestiva da adolescente, ma aveva conquistato subito i fotografi più esperti, che non esitarono a formare una sorta di comitato di sostegno – chiamato “Bringing Up Stanley Club“, scriveva Look – per affinare la tecnica del giovanissimo collega. La tecnica e anche i modi, visto che in poco tempo il ragazzo del Bronx cominciò anche a vestirsi meglio: "Camicie bianche e abiti da lavoro scozzesi".

Kubrick fu ingaggiato formalmente nel corso del ‘46, appena ottenuto il diploma scolastico: lo pagavano 50 dollari alla settimana. Look, che rivaleggiava con Life ma da quindiinale non viveva lo stesso assillo dell’attualità, era solito pubblicare ampi reportage con molte foto e testi relativamente brevi: la missione dei fotografi era dunque particolarmente delicata. Il primo servizio importante di Kubrick è del 1947: Life and love on the New York Subway (Vita e amore nella metropolitana di New York). Per il giovane Stanley è l’occasione giusta. Riprende – a volte ruba, con la camera nascosta – baci furtivi, coppie avvinghiate, lavoratori pendolari vinti dal sonno, intere famiglie in viaggio: sono squarci di vita quotidiana nella metropoli.

A Trieste, ai Magazzini delle idee, la mostra Kubrick. Through a different lens (fino al 30 gennaio) documenta i pochi ma intensi anni di attività del Kubrick fotografo. Al servizio in metropolitana ne seguono molti altri, fino al 1950. Il futuro regista del Dottor Stranamore e di Full Metal Jacket è attratto da volti insoliti e situazioni stravaganti: ritrae un anziano circence coperto di tatuaggi e con due imbarazzanti anelli ai capezzoli; coglie smorfie improvvise sui volti di gente comune; riprende il popolare conduttore radiofonico Johnny Grant appeso a un davanzale a molti metri dal suolo. Kubrick è attento anche dal rapido mutamento sociale in corso: siamo nell’immediato dopoguerra, la società dei consumi è in vorticosa espansione. Dedica un servizio ai bambini ripresi mentre le mamme fanno la spesa: "I piccoli si annoiano – si legge nel servizio – e combinano guai"; un’altra serie ha per teatro le sale d’attesa di studi dentistici; un servizio del ’47 è dedicato agli installatori di pannelli pubblicitari sui grattacieli della città. Kubrick – e non poteva essere diversamente – si interessa anche allo star system e ha grande curiosità per le nuove tecnologie introdotte nel cinema. Realizza reportage sui set cinematografici; ritrae (con grande sensibilità) un attore tanto famoso quanto enigmatico come Montgomery Clift e il provocatorio fumettista Peter Arno. Poi arriva il pugile Walter Cartier e la sua giornata prima del match diventa un film. A quel punto, dal fotografo nasce il regista; il resto è storia.