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2 gen 2022

Kubrick fotoreporter: dal Bronx a Hollywood

Il futuro regista cominciò giovanissimo, nel 1945, a lavorare per il magazine “Look“. A Trieste una mostra dedicata ai suoi scatti

2 gen 2022
lorenzo guadagnucci
Magazine

di Lorenzo Guadagnucci Se non fosse un gioco di parole troppo ardito, si potrebbe dire che Stanley Kubrick, ancora prima di diventare Kubrick, era già Kubrick. Lo provano le fotografie che il giovane Stanley, poco più che ragazzino, pubblicò sul quindicinale Look, la rivista antagonista di Life. Sono gli scatti di un professionista: accurati, potenti e spesso originali sia nell’inquadratura, sia nella scelta dei soggetti. Insomma, lasciavano già intuire quel che sarebbe venuto dopo: il Kubrick regista di capolavori del cinema del ‘900 come 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica o Il dottor Stranamore, per non citarne che alcuni; un cultore dell’immagine e dell’immaginazione, un osservatore acuto della condizione umana. Non è quindi un caso se Kubrick, poco più che ventenne, approdò al cinema attraverso un documentario nato da un servizio fotografico: Day of the Fight, uscito nel ’51, un quarto d’ora dedicato alla giornata di un pugile (le ore precedenti lo scontro sul ring). Il giovane Kubrick esordì nella fotografia addirittura nel 1945, quando non aveva che 17 anni: il primo scatto venduto a Look ritraeva un edicolante col volto dipinto dalla tristezza per la morte di Franklin Delano Roosevelt, il presidente del New Deal e dell’impegno nella seconda guerra mondiale. Lo staff di Look intuì rapidamente il talento di quel "tranquillo ragazzo dagli occhi marroni", come appena due anni dopo avrebbe scritto sulle sue pagine, descrivendo la figura del giovane collaboratore – definito "un veterano di 19 anni" – in una colonna a lui dedicata nella pagina del sommario. Stanley, si raccontava in quel trafiletto, era una ragazzo distratto – "perdeva spesso chiavi, occhiali e altri oggetti " – e si vestiva da adolescente, ma aveva conquistato subito i fotografi più esperti, che non esitarono a formare una sorta di comitato di sostegno – chiamato “Bringing Up Stanley Club“, ...

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