L'attore Alain Delon
L'attore Alain Delon
Ogni volta ripete che col passar degli anni pensa sempre di più al suicidio, ma nessuno ormai gli dà retta: è senza dubbio un atteggiamento scaramantico, dicono i suoi (pochi) amici. Hanno sicuramente ragione visto che Alain Delon, vecchio leone del cinema francese, a 85 anni si è trovato una nuova compagna, una bella signora giapponese di nome Hiromi, e ha annunciato di avere una gran voglia di girare un film come protagonista, "un’opera importante, degna di concludere la mia carriera, diretto preferibilmente da una donna". È il ritorno in grande stile del Samurai scomparso dalle cronache da due anni, quando rimase vittima di un ictus cerebrale che fece temere per la sua vita: "È stata dura, il momento più difficile della mia vita. Accadde alle 19 e 20...

Ogni volta ripete che col passar degli anni pensa sempre di più al suicidio, ma nessuno ormai gli dà retta: è senza dubbio un atteggiamento scaramantico, dicono i suoi (pochi) amici. Hanno sicuramente ragione visto che Alain Delon, vecchio leone del cinema francese, a 85 anni si è trovato una nuova compagna, una bella signora giapponese di nome Hiromi, e ha annunciato di avere una gran voglia di girare un film come protagonista, "un’opera importante, degna di concludere la mia carriera, diretto preferibilmente da una donna". È il ritorno in grande stile del Samurai scomparso dalle cronache da due anni, quando rimase vittima di un ictus cerebrale che fece temere per la sua vita: "È stata dura, il momento più difficile della mia vita. Accadde alle 19 e 20 del 10 giugno 2019. Un malessere brutale arrivato con la forza d’un ciclone. Mi sono trovato all’ospedale senza capire cosa fosse successo. Il recupero è stato difficile. Mi ha aiutato enormemente Hiromi, che è rimasta al mio fianco per tutta la durata della malattia e della convalescenza".

La copertina del settimanale Paris Match ce lo mostra sorridente, sicuro di sé, senza bastone né stampelle, in giacca blu e sciarpone azzurro, nel grande parco (55 ettari) della sua proprietà di Douchy, 150 chilometri a sud di Parigi: è qui, in questa grande casa pena di libri, di quadri, di foto e di cimeli, che Delon viene a rifugiarsi da cinquant’anni quando le cose vanno male. Qui, lontano da tutti, ha vissuto il periodo della pandemia. Lunghe passeggiate nel parco con soste nel cimitero che ha fatto costruire per i suoi cani (ne ha avuti una cinquantina) e davanti alla cappella in cui vuole essere sepolto: "Ci sono sei posti. Uno è per me, ho già dato le disposizioni necessarie. Gli altri sono per chi vorrà venire a farmi compagnia". La Tv francese gli renderà omaggio nei prossimi giorni con la diffusione di un lungo reportage girato dal suo amico Cyril Viguier, uno dei pochissimi autorizzati a varcare i cancelli di Douchy. "Mi proteggo. Vivo come un recluso", ha raccontato il Samurai. "Per fortuna mi sono abituato alla solitudine. E poi, incredibilmente, ho ritrovato l’amore!". Superato il periodo nero – l’ictus, la morte un anno fa del suo amico più caro Roger Borniche (il poliziotto e romanziere di successo che ispirò "Flic Story" nel 1975), la scomparsa il 21 gennaio scorso della ex moglie Nathalie Delon alla quale si era riavvicinato, Alain Delon esibisce la grinta di sempre, anche se venata da improvvisi romanticismi quando rievoca il passato e le donne che hanno accompagnato la sua vita: Romy Schneider, che fu la sua grande passione giovanile; Nathalie Delon che sposò nel 1967; Mireille Darc, morta il 28 agosto 2017 dopo essere stata per 15 anni la sua compagna. "So che loro mi aspettano e non le dimentico. Presto ci ritroveremo tutti insieme lassù".

Prima di andarsene, però, Delon vuole girare un altro film, l’ultimo: "qualcosa d’importante, che lasci il segno, che rimanga per sempre". Ha avuto diverse proposte, le sta vagliando. Gli piacerebbe, lui che è sempre stato accusato di maschilismo, che a dirigerlo fosse una donna, per cambiare un po’. Ha in mente un nome, Lisa Azuelos, la figlia di Marie Laforet, che ha firmato tra l’altro un bel film-biografia di Dalida. Il come-back mediatico è già iniziato: nel reportage di Paris Match il protagonista del "Gattopardo" e del "Padrino", di "Rocco e i suoi fratelli" e "Borsalino", rivela che la fede cattolica non lo ha mai abbandonato, e che anzi nel periodo della pandemia si è rafforzata: "Credo in Dio, in Cristo e soprattutto in Maria, la cui immagine sovrasta l’altare della mia cappella privata di Douchy". La morte non lo spaventa: "Il mondo di oggi non mi piace, non mi assomiglia, lo trovo spesso rivoltante. Avrò davvero pochi rimpianti quando verrà il momento di lasciarlo".