di Pierluigi Masini

È un modello che funziona bene nonostante i colpi inferti al settore dell’ospitalità dalla crisi che stiamo vivendo: parliamo di appartamenti destinati ad affitti di breve e media durata di nuovissima concezione, attenti al design e alle norme di salubrità dell’aria, con un sistema organizzativo e gestionale che funziona. In più piacciono molto alle aziende che li usano per i propri dirigenti.

L’esempio viene da un palazzo del Seicento in pieno centro a Bologna che oggi ospita 35 appartamenti di grande fascino, con opere d’arte e pezzi di arredo formati dai grandi maestri del design: un luogo concepito per assicurare soggiorni di lusso, sicuri dal punto di vista igienico sanitario, piacevoli e di carattere. Il progetto si chiama “Design Club” e porta la firma di Massimo Iosa Ghini, architetto e designer che ha partecipato all’avventura di Memphis e poi ha legato il suo nome alla nascita del “Bolidismo”. Oggi lo studio di Iosa Ghini lavora in tutto il mondo con grande attenzione al tema della sostenibilità ma in questo progetto, nella sua città di nascita, ha messo a frutto esperienza, passione, cuore.

"In quest’ultimo anno abbiamo assistito ad una contrazione generale dovuta all’emergenza Covid. Le città sono andate e andranno sempre più, in maniera ormai del tutto naturale, verso cambiamenti radicali e di sostenibilità ambientale", spiega Iosa Ghini.

"Si tratta dei branded apartments, destinati al mercato dell’affitto a breve e medio termine, appartamenti di alta qualità e design progettati con utilizzo di nuove tecniche e materiali come appunto per l’ultimo mio progetto Design Club Collection realizzato per la società immobiliare Design Club Real Estate, che vede la prima applicazione nel cuore della mia città, Bologna".

Ce li descriva…

"Sono delle residenze sicure e quindi possono avere nell’immediato un futuro più interessante rispetto al ricettivo di tipo tradizionale. La nostra reazione progettuale è stata di considerare un maggior isolamento in termini di privacy del cliente all’interno di spazi il più possibile definiti, compartimentati, e la creazione di ampie aree comuni e confortevoli che consentono un ricambio d’aria molto superiore alla media".

Come ci siete riusciti?

"Abbiamo elevato gli standard dell’edificio per renderlo più sostenibile e bello, ad esempio progettando una aeraulica ad alta efficienza, una branca dell’impiantistica per il trattamento e la distribuzione negli edifici di aria sanificata e salubre, sempre più privata da aspetti patogeni, tra cui anche i virus".

E dal punto di vista dell’arredo?

"Nella ristrutturazione sono stati ricavati unità abitative arredate utilizzando 8 stili diversi, con l’inserimento di una preziosa selezione di oggetti di design di tutti i principali progettisti storici e internazionali da Sottsass ai Castiglioni, Le Corbusier, Sapper, Jacobsen, Mollino e poi Magistretti fino ai contemporanei De Lucchi, Starck e Grcic.

Per questo l’edificio si chiama Design Club Collection: qualità del progetto, storia del design che fanno sì che sia un luogo di successo anche durante l’era Covid".