6 mag 2022

"Io, a muso duro contro le disabilità" Insinna è il dottore delle Paralimpiadi

Flavio protagonista del film Rai su Antonio Maglio, pioniere della riabilitazione

beatrice bertuccioli
Magazine
Flavio Insinna in “A muso duro“
Flavio Insinna in “A muso duro“
Flavio Insinna in “A muso duro“

di Beatrice Bertuccioli

Dice che se non avesse la fobia degli aghi avrebbe fatto il medico, come suo padre, un ufficiale medico della Marina dal quale ha imparato l’importanza, anzi il dovere della solidarietà. "Perché in mare, mi diceva, non si abbandona nessuno e si soccorre chiunque ne abbia bisogno. Non ci si gira dall’altra parte", ricorda Flavio Insinna. Considera quindi un regalo l’opportunità che gli è stata data di interpretare Antonio Maglio nel film tv A muso duro, regia di Marco Pontecorvo, con Claudia Vismara, Paola Minaccioni, Massimo Wertmüller, Luca Angeletti, su Raiuno lunedì 16 maggio.

Insinna, chi è Antonio Maglio?

"Era un medico e dirigente dell’Inail, morto nel 1988, che ha cambiato radicalmente il modo di trattare la disabilità e ha promosso le prime Paralimpiadi, a Roma, nel 1960. Sull’esempio di quanto faceva in Inghilterra il neurologo Ludwig Guttmann con gli invalidi reduci di guerra, ha realizzato un primo centro di riabilitazione, nel 1957, a Ostia, davanti al mare. Un medico e un uomo straordinario e poterlo interpretare per me è stato un onore. Ed è stato come affrontare una storia di famiglia".

Lo aveva conosciuto?

"No, ma mio padre ha lavorato per un periodo al Santa Lucia, un centro di riabilitazione, a Roma. Avevo 8 anni quando mi ha portato la prima volta ad assistere a una partita di basket in carrozzina. Poi, nel ’76, come premio per la promozione, sono andato con lui, uno dei medici della spedizione italiana, alle Paralimpiadi in Canada. “Ma non farai il turista – mi avvertì - mi farai da assistente“. E a 11 anni mi sono ritrovato a Toronto tra le atlete e gli atleti, a spingere carrozzine. Oggi sono ancora supporter di una squadra di questo istituto".

Maria Stella Calà, la moglie di Maglio, le ha dato consigli?

"Ci ha raccontato tanti aneddoti e ha regalato a tutti noi un libro prezioso, anche con tante foto, sul marito, Senza barriere, come dovrebbe appunto essere il mondo: senza barriere architettoniche e non solo. Molto è stato fatto, ma tantissimo rimane da fare, come sa chi conosce in prima persona la disabilità. Ma oggi si investe sempre meno nella sanità".

Come ha denunciato sottolineando invece l’aumento delle spese militari.

"Non sono contro il governo ma contro la guerra e in generale contro le armi. Sono per la pace contro l’ingiustizia sociale".

Una partecipazione a Don Matteo 13, ora questo film. Tutti i giorni alla conduzione dell’Eredità con grande successo, ma sentiva il desiderio di tornare a fare l’attore?

"Se mi giro indietro, devo solo ringraziare. Ormai sono trenta e passa anni di carriera, ho iniziato a 20-21 e ora ne ho quasi 57. Un tempo, un’età in cui dici va bene così. Quello che mi volevo dimostrare, me lo sono dimostrato. Non ho l’ansia della poltrona, non l’ho mai avuta. Ho detto no a lavori importanti, con ricchi compensi, ma per i quali non mi sentivo adatto. Certo, se ci fosse un’altra storia come questa, mi farebbe piacere. Ma ricevere messaggi dagli spettatori dell’Eredità che mi scrivono “tu mi fai tanta compagnia“, “tu c’eri insieme a me“, mi fa ugualmente molto piacere. Dà più valore a un mestiere che è lustrini e paillettes".

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