di Eva Desiderio

Al centro della scena c’è lui, Uri. E alla fine dei due defilè virtuali, uno per lei e uno per lui, Giorgio Armani esce e si appoggia a questo suo amico casalingo, perché di solito invece di stare al centro del cerchio logato GA nel Teatro di Via Bergognone gli fa silenziosa e simpatica compagnia nel salotto della casa milanese del grande stilista. No, non è uno scherzo e neanche una provocazione da parte dell’uomo che il mondo ci invidia e che ha fatto dell’eleganza e del bel vestire contemporaneo la ragione di una vita. Piuttosto un richiamo, possente e al tempo stesso leggero ed ironico, a rispettare la Natura, a pensare che non ci siamo solo noi uomini e donne al mondo ma un universo di creature da difendere ed amare.

L’intruso Uri, opera alta 147 centimetri di colore verde, in resina, dell’artista Marcantonio Raimondi Malerba, se ne sta imponente tra le bellezze femminili e maschili della moda Giorgio Armani che sfilano per il prossimo inverno. La sua immagine possente e curiosa ha fatto così il giro del mondo, nel video virtuale che svela il nuovo concetto di abbigliamento armanissimo e sui social che lo hanno subito catturato. "Uri, un nome biblico che significa fiammeggiante – spiega Armani – è un elemento eccentrico, di forte contrasto con l’ambiente domestico che lo ospita. Riflette il mio grande amore per gli animali e la natura e contribuisce a creare, con leggerezza, una sorta di oasi nella mia casa di Milano. Ho pensato di metterlo al centro della scena perché mi sembra fondamentale, oggi più che mai, ricordare in ogni occasione quanto sia importante la salvaguardia del mondo naturale. Il mio impegno su questo fronte è grande”, conclude re Giorgio che anche stavolta lascia un segno di pensiero positivo e grande civiltà.

Evolvere rimanendo fedele a se stesso, questo il grande insegnamento di Armani, che molti colleghi stilisti giovani e meno giovani dovrebbero tenere a mente più spesso. Nove minuti di defilè donna e altrettanti per uomo, e poi rewind di immagini per fissare particolari, tessuti, tagli, ruches, ricami. Per lei grigi, neri, blu, accenti pastello e liquidi, in un alternare di forme scivolate, delicate, piccole giacche chiuse da un fiore o da un trionfo di moderni volant, pantaloni morbidi in vita e stretti sotto al ginocchio per dare slancio alla silhouette, short sotto la gonna pareo che si apre birichina, scarpe basse per un’andatura sicura e giovane. Tanto velluto, tessuto amatissimo dallo stilista che ha regalato indipendenza e autorevolezza naturale alle donne anche nel modo di vestire, cascate di paillettes evanescenti che traghettano l’abbigliamento da sera nel quotidiano e regalano leggerezza. Per lui invece scompare la giacca classica a tre bottoni, a vantaggio di un modello che si abbottona da un lato e ha il collo piccolo e quasi intimo, anche in velluto porpora, parka e borsoni per la metropoli, maglieria per vivere a tutto relax.

"È un modo – racconta lo stilista – per riportare l’attenzione sulla moda come gesto liberatorio, gratificante. Per l’uomo con un approccio diverso verso il proprio guardaroba che si fa un po’ più ecclettico, per la donna sul desiderio di scintillare, sempre con misura, anche in un momento così difficile. Che richiede gentilezza anche nel vestire, rigore ma anche un certo romanticismo". Fondamentale il gusto della sottrazione, la voglia di una moda garbata che si riconosce anche da una piccola ruche di crinolina trasparente che sostituisce ogni gioiello, regalando una impeccabile e sorprendente semplicità. Infinitamente Armani.