Foto: Travel_Motion / iStock
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Il caffè è uno dei prodotti più diffusi al mondo e, al tempo stesso, uno dei più impattanti sull’ambiente. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Geography and Environment, ha provato a stimare le emissioni inquinanti derivanti dalla produzione e dall’esportazione dei chicchi, che spesso vengono coltivati sprecando acqua e impiegando energia. Se si cambiasse il modo in cui il caffè viene coltivato, trasportato e consumato, si potrebbe ridurre il suo impatto ambientale fino al 77%.

L’impatto ambientale del caffè 

A parità di peso, il caffè prodotto con tecniche poco sostenibili genera tanta anidride carbonica quanto il formaggio. Inoltre ha un’impronta di carbonio che è circa la metà rispetto a quella prodotta dagli allevamenti dei bovini. Coltivare un chilogrammo di caffè Arabica in Brasile e in Vietnam produce emissioni di gas serra equivalenti in media a 15,33 chilogrammi di anidride carbonica. Si tratta in questo caso di caffè coltivato in maniera convenzionale: utilizzando invece meno fertilizzanti, gestendo le irrigazioni e l’impiego di energia in modo più efficiente durante la macinazione ed esportando i chicchi sulle navi merci piuttosto che in aereo, la cifra scenderebbe a 3,51 chilogrammi di CO2.
E per chi beve il caffè con il latte? I latticini hanno un’impronta di carbonio di circa 0,5 chilogrammi, e la stima per un cappuccino è di 0,41 chilogrammi. Ma quando il caffè è prodotto con tecniche sostenibili, quest’ultimo valore scende a 0,2 chilogrammi. Ciò significa che usare dei sostituti del latte non è per forza l’idea migliore per rendere il consumo di caffè meno impattante sull’ambiente: l’aspetto decisivo rimane comunque il modo in cui i chicchi vengono coltivati ed esportati.


Come rendere la coltivazione dei chicchi più sostenibile

I ricercatori hanno calcolato e confrontato la quantità di emissioni inquinanti derivanti dalla produzione dal caffè Arabica convenzionale e dalla sua versione ecosostenibile, messe in commercio dai due maggiori produttori mondiali. Dal loro studio è emerso che ci sono diversi modi per ridurre ulteriormente l'impronta di carbonio del caffè. Ad esempio attraverso la sostituzione di fertilizzanti chimici con i rifiuti organici o l’impiego di energie rinnovabili per alimentare le catene di produzione. Da non sottovalutare la tostatura dei chicchi di caffè direttamente nel paese in cui vengono coltivati, e non dove vengono esportati: questo processo fa sì che la materia prima sia più leggera durante il trasporto, permettendo alle navi di consumare meno carburante.