Vittorio Boarini aveva 86 anni
Vittorio Boarini aveva 86 anni
Un pioniere. Un intellettuale visionario capace di fondare nel lontano 1974 quella Cineteca di Bologna che sarebbe diventata punto di riferimento internazionale, pronto a identificare ancor prima (a fine anni ‘60) un festival all’avanguardia come quello del Cinema Libero di Porretta con una rassegna oggi acclamatissima quale il Cinema Ritrovato, attento a cogliere l’opportunità di avviare un...

Un pioniere. Un intellettuale visionario capace di fondare nel lontano 1974 quella Cineteca di Bologna che sarebbe diventata punto di riferimento internazionale, pronto a identificare ancor prima (a fine anni ‘60) un festival all’avanguardia come quello del Cinema Libero di Porretta con una rassegna oggi acclamatissima quale il Cinema Ritrovato, attento a cogliere l’opportunità di avviare un laboratorio esclusivamente dedicato al restauro dei vecchi film, ovvero L’Immagine Ritrovata.

Se ne è andato l’altra sera all’età di 86 anni Vittorio Boarini, storico timoniere della Cineteca di Bologna fino al 2000 (al suo posto è subentrato Gian Luca Farinelli, già suo stretto collaboratore) e poi responsabile della Fondazione Federico Fellini di Rimini per la quale avrebbe anche curato la rivista Fellini Amarcord. Qui, con Tullio Kezich, si era occupato de Il libro dei sogni, la mitica vita onirica del regista di Otto e mezzo avventurosamente acquisita dalla Fondazione romagnola. Un testo che ha avuto tre diverse edizioni in Italia, una in Germania, una in Francia e una nei Paesi anglosassoni. E, sempre con Kezich, ha lavorato al Libro dei film, una summa dell’opera del maestro.

Esponente di quella vivace generazione bolognese di intellettuali del secondo ‘900 in cui figuravano personalità come Renzo Renzi, Pietro Bonfiglioli o Dario Zanelli, Boarini ha condotto larga parte della sua vita professionale all’interno delle istituzioni pubbliche. Dirigente del settore cultura del Comune di Bologna nei primi anni ‘60, partecipò alla realizzazione di quella Commissione Cinema voluta dall’allora sindaco Renato Zangheri da cui sarebbe nata la scuola (e la fortuna) della cinefilia bolognese. "Aveva la capacità – ha detto ieri Farinelli – di mettersi al servizio di un’idea utopica di sviluppo della società attraverso la cultura". Un pioniere, appunto. È lui nel ‘73 a promuovere, in accordo tra l’altro con la Biennale di Venezia, L’immagine elettronica, una manifestazione sulle nuove tecnologie capace di resistere 9 anni.

c. cum.