Sono passati cent’anni da quel lontano 1921 in cui un giovane avvocato di Cusano Milanino decise di trasferirsi a Murano insieme al socio Giacomo Cappellin. Si chiamava Paolo Venini, amava il vetro e non parlava il dialetto veneziano, cosa che certo non aiutava. Ma lui voleva cambiare quel mondo di tradizione millenaria e ci è riuscito.

Oggi Venini è sinonimo di arte vetraria nel mondo, di design ed eleganza nel solco di un’innovazione continua di forme e colori. Un mix che ha resistito per così tanto tempo, costruito con tenacia e capacità attraverso la creatività dei tanti portabandiera del brand, da Gio Ponti a Fulvio Bianconi, da Carlo Scarpa a Ettore Sottsass, a Thomas Stearns (una sua opera ha il record mondiale per un vetro all’asta, oltre 700 mila euro). Nel Museo Venini sono conservati oltre 45mila disegni e 10mila foto storiche, insieme a cinquemila opere, molte rare prove d’autore.

"Nel corso di questi cent’anni di storia e passione, Venini ha custodito e interpretato un patrimonio artistico unico, che affonda le proprie radici nella cultura veneziana del 1.200, dando vita ad opere inconfondibili capaci di fondere insieme i profondi saperi della tradizione con il fascino dell’estetica contemporanea", spiega Silvia Damiani, presidente di Venini e vice dell’omonimo Gruppo di alta oreficeria, proprietaria del brand.

Per festeggiare questo importante traguardo, Venini tra le altre cose ha arricchito la sua straordinaria palette di 125 colori con due nuove tonalità, il Rosa Cipria e il Verde Rio, oltre a riproporre il Rosso Sangue di Bue.