di Tiziano V. Mancini Tra i vani tentativi degli uomini di intercettare la scintilla del genio e ancor più spesso del crimine, c’è da sempre quello di indagarne abitudini, letture, amicizie, sguardi, posture, gesti ma soprattutto il volto, e da lì individuarne le connessioni con i prodotti scaturiti dai misteriosi processi della mente. La fisiognomica moderna si accompagna però più scientificamente alla scienza forense, con le tecniche di ricostruzione anatomica destinate di norma a un ambito giudiziario. E così il calco che si trova custodito a Urbino, in una teca di cristallo all’interno della Casa Natale di Raffaello, ha offerto l’occasione per accertarne la compatibilità del profilo biologico con quello del Divin pittore. Il...

di Tiziano V. Mancini

Tra i vani tentativi degli uomini di intercettare la scintilla del genio e ancor più spesso del crimine, c’è da sempre quello di indagarne abitudini, letture, amicizie, sguardi, posture, gesti ma soprattutto il volto, e da lì individuarne le connessioni con i prodotti scaturiti dai misteriosi processi della mente. La fisiognomica moderna si accompagna però più scientificamente alla scienza forense, con le tecniche di ricostruzione anatomica destinate di norma a un ambito giudiziario.

E così il calco che si trova custodito a Urbino, in una teca di cristallo all’interno della Casa Natale di Raffaello, ha offerto l’occasione per accertarne la compatibilità del profilo biologico con quello del Divin pittore. Il calco venne eseguito nel 1833 dal modellista Camillo Torrenti sui resti, presumibilmente di Raffaello, rinvenuti sotto l’altare della Madonna del Sasso all’interno del Pantheon, per essere donato nel 1870 all’Accademia Raffaello. "Possedere il calco in gesso del teschio di Raffaello ci ha dato l’opportunità di effettuare un lavoro scientifico e non creativo, destinato a ricostruire il vero volto di Raffaello – spiega il professor Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello – grazie al lavoro dell’Università Tor Vergata di Roma e della Fondazione Vigamus che ha realizzato il busto". Così, alla fine, il busto col vero volto di Raffaello, realizzato in 3D, è tornato ieri a Urbino, nella casa natale del grande pittore.

Per Olga Rickards, antropologa molecolare a Tor Vergata "si tratta di un punto di partenza per effettuare in futuro degli studi molecolari sui resti di Raffaello e avere altre caratteristiche sui suoi tratti somatici, come il colore degli occhi, che porterebbero anche a una identificazione finalmente certa". Un lavoro dunque destinato a sciogliere i misteri che ancora oggi circondano non soltanto le fattezze ma anche e soprattutto gli ultimi giorni e le cause che condussero il genio urbinate alla sua fine precoce.

"Esistono tante rappresentazioni del volto di Raffaello – ricorda il professor Mattia Falconi, docente di zoologia molecolare a Tor Vergata – ma questa ricostruzione in 3D ci offre delle indicazioni importanti, a partire dalla notevole somiglianza con il Ritratto di uomo di Sebastiano del Piombo, custodito al Museo di Belle Arti di Budapest. Dunque possiamo affermare che il pittore che più fedelmente ha rappresentato Raffaello è stato proprio Del Piombo, uno dei suoi rivali più acerrimi. La raffinatezza della tecnologia ci consente di considerare il risultato di una fedeltà estrema, così come descritto nella tesi di laurea magistrale di Valeria Ridolfi dal titolo Ricostruzione in 3D del volto di Raffaello" seguita da Cristina Martinez-Labarga, docente di Antropologia forense a Tor Vergata. "La tecnica è stata quella classica forense – spiega Ridolfi – rigorosa e basata su un preciso protocollo: le misurazioni del calco sono state trasferite al computer, poi la Fondazione Vigamus ha realizzato il volto di Raffaello".

Del quale il professor Raoul Carbone, docente di 3D applicato all’antropologia forense all’ateneo romano, ha spiegato gli aspetti tecnici: "Le tecnologie legate all’enterntainment, dalla grafica pluridimensionale alla computazione elettronica e tante altre, sono oggi estremamente raffinate e ci consentono un grande raggio di applicazioni. In questo caso, il programma Pixologic Z-Brush di scultura virtuale ha realizzato un busto in polimeri plastici impressionante, vista la indubitabile somiglianza con il Raffaello raffigurato da Sebastiano del Piombo".

Ma l’inchiesta su Raffaello e sulla sua fine misteriosa non finisce qui. Un passo dopo l’altro, come tessere di un mosaico che si va pian piano a ricomporre.