di Giovanni Serafini Una vita da romanzo, una leggenda d’altri tempi, un eroe sconosciuto che ha preferito vivere nell’ombra. Fa sensazione oggi, in questi tempi di sbruffoni e personaggi privi di spessore, la storia di Justus Rosenberg, nato il 23 gennaio 1921 a Danzica, morto il 30 ottobre scorso a New York. Pochi conoscono la sua storia, anche perché lui per decenni ha fatto di tutto per non raccontarla. Neanche sua moglie Karin, conosciuta negli anni Ottanta, conosceva le sue avventure. Non sapeva che Justus, giovane ebreo rifugiato in Francia nel periodo del nazismo, a 19 anni si era iscritto al “Varian Fry” (versione francese dello “Schindler” americano) e che non solo aveva falsificato documenti d’identità per centinaia di persone, ma aveva anche...

di Giovanni

Serafini

Una vita da romanzo, una leggenda d’altri tempi, un eroe sconosciuto che ha preferito vivere nell’ombra. Fa sensazione oggi, in questi tempi di sbruffoni e personaggi privi di spessore, la storia di Justus Rosenberg, nato il 23 gennaio 1921 a Danzica, morto il 30 ottobre scorso a New York. Pochi conoscono la sua storia, anche perché lui per decenni ha fatto di tutto per non raccontarla.

Neanche sua moglie Karin, conosciuta negli anni Ottanta, conosceva le sue avventure. Non sapeva che Justus, giovane ebreo rifugiato in Francia nel periodo del nazismo, a 19 anni si era iscritto al “Varian Fry” (versione francese dello “Schindler” americano) e che non solo aveva falsificato documenti d’identità per centinaia di persone, ma aveva anche accompagnato personalmente artisti e intellettuali al di là della frontiera.

Qualche nome, tanto per capire: Marc Chagall, Marcel Duchamp, André Breton, Max Ernst, Hannah Arendt, Heinrich Mann, Franz Werfel e sua moglie Alma Mahler, la vedova del compositore… tutto il gotha culturale del tempo. Li scortò a piedi fino ai Pirenei, in Spagna, a rischio della vita. "Avevo un aspetto molto germanico, capelli biondi, colorito chiaro, dimostravo meno della mia età e avevo il vantaggio di parlare il tedesco a perfezione", ha scritto nell’autobiografia The Art of Resistance pubblicata lo scorso anno. "Perché non mi hai mai raccontato queste storie?", gli chiese sbalordita la moglie Karin all’uscita del libro, quando l’ambasciatore francese a Washington gli conferì la Legion d’onore. "Perché non volevo passare per un gradasso", rispose lui semplicemente. "Credo che lui sia stato un eroe – ha commentato ora Karin la sua scomparsa – ma lui non si vedeva in quel modo. Justus pensava di aver fatto solo ciò che era giusto fare".

Era nato in Polonia nella città libera di Danzica, in una famiglia agiata in cui si parlava tedesco e yiddish. Suo padre Jacob era un uomo d’affari, sua madre si occupava della casa e dei due figli. Allievo brillante, a 16 anni Justus venne escluso dal liceo tedesco a causa delle leggi contro gli ebrei. Era il 1937. Suo padre Jacob lo mandò a Parigi nella convinzione che la famiglia si sarebbe presto ricostituita: ma fu solo 15 anni dopo che il giovane Rosenberg poté riabbracciare i genitori e la sorella.

Scoppiata la guerra fece l’attore alla Comédie-Française per guadagnarsi da vivere. Si era innamorato di Racine, di Phèdre e di altri capolavori del teatro, ma anche di una ragazza americana, Miriam Davenport, che un giorno gli disse: "Vieni con me a Marsiglia. Ho un compito per te". Il “compito” era entrare nella Resistenza e salvare in un mese 200 persone importanti intrappolate nella Francia collaborazionista di Vichy.

Jean-Paul Guiton (il nome di battaglia che si era scelto) andò oltre l’impegno: rimase a Marsiglia 13 mesi e fece scappare dalla Francia duemila persone. Partecipò anche ad attacchi contro il nemico, lanciò bombe contro carri armati tedeschi, rimase ferito a bordo di una jeep (il compagno che aveva preso il suo posto al volante morì sul colpo). Nel 1942 venne arrestato e internato nel campo di Venissieux da cui partirono i primi convogli diretti ad Auschwitz: scappò simulando una peritonite.

Poi, terminata la guerra, ecco la seconda fase della sua lunga vita, tutta dedicata alla letteratura e alle lingue. A Parigi studiò letteratura alla Sorbona, poi emigrò negli stati Uniti. Una laurea a Cincinnati, un’altra alla Columbia University, un primo incarico come docente e via via tanti altri fino a quello finale del Bard College, a nord di New York, conservato fino a tardissima età, a insegnare i classici della letteratura. Chi poteva immaginare che quel centenario col pizzetto bianco, la protesi all’orecchio e la stampella appoggiata alla scrivania fosse stato tanti anni prima un eroe di guerra, il salvatore di Chagall e di Breton?