di Giovanni Serafini Una vita vertiginosa a cavallo fra due secoli, una traversata di avvenimenti che nessuno ha vissuto come lui: il sociologo e filosofo francese Edgar Morin compie 100 anni l’8 luglio. Ha conosciuto il periodo folle di Montmartre e Montparnasse nel primo Novecento, la Parigi di Modigliani, di Picasso e di Chagall, gli orrori della seconda guerra mondiale, la risurrezione "gloriosa" della Francia fra il ‘45 e il ’75. E poi la guerra d’Algeria, il terrorismo di Action Directe, gli attentati islamici di Daesh al Bataclan e a Nizza... Filosofo, sociologo, antropologo, comunista, post-comunista, ecologista, umanista onnivoro e irrequieto, Edgar Nahoum (questo il suo vero nome), nato a Parigi nel 1921 da genitori ebrei sefarditi di Salonicco con lontana ascendenza italiana, si è conquistato un posto d’onore...

di Giovanni Serafini

Una vita vertiginosa a cavallo fra due secoli, una traversata di avvenimenti che nessuno ha vissuto come lui: il sociologo e filosofo francese Edgar Morin compie 100 anni l’8 luglio. Ha conosciuto il periodo folle di Montmartre e Montparnasse nel primo Novecento, la Parigi di Modigliani, di Picasso e di Chagall, gli orrori della seconda guerra mondiale, la risurrezione "gloriosa" della Francia fra il ‘45 e il ’75. E poi la guerra d’Algeria, il terrorismo di Action Directe, gli attentati islamici di Daesh al Bataclan e a Nizza...

Filosofo, sociologo, antropologo, comunista, post-comunista, ecologista, umanista onnivoro e irrequieto, Edgar Nahoum (questo il suo vero nome), nato a Parigi nel 1921 da genitori ebrei sefarditi di Salonicco con lontana ascendenza italiana, si è conquistato un posto d’onore nel Pantheon dei Grandi.

È rimasto lui solo, ultimo Grande Vecchio della Francia che fu: "I miei amici, complici di tante battaglie intellettuali, se ne sono tutti andati".

Edgar Morin (dal nome di battaglia che i suoi compagni gli diedero per sbaglio durante la Resistenza, mentre lui voleva chiamarsi Edgar Manin come il protagonista della Condition humaine di André Malraux) sfugge alle etichette e alle correnti. Il suo ultimo libro, Lezioni di un secolo di vita, racconta le crisi e le speranze, le preoccupazioni e i tormenti della complessità umana: "Non voglio dare lezioni a nessuno, voglio solo raccontare le mie esperienze affinché siano utili agli altri, per interrogarsi sulla loro vita ma anche per trovare la loro strada".

I suoi ricordi sono un mare impetuoso che ha dato vita a più di mille pagine di pagine distribuite in quattro opere autobiografiche.

"Sono stato un bambino segnato dalla morte di mia madre, avvenuta quando avevo 10 anni. Ebbe inizio allora la mia fuga dalla realtà, una lunga solitudine durante l’infanzia e l’adolescenza. Ho vissuto di cultura: leggevo intensamente, guardavo film senza esserne mai sazio, andavo continuamente al Louvre e ai concerti sinfonici. È stata la mia curiosità intellettuale a salvarmi nell’epoca delle tragedie naziste e staliniste".

La Francia celebra il suo ultimo "maitre à penser" con una serie di conferenze e dibattiti all’Unesco e alla Sorbona patrocinate dal presidente Emmanuel Macron: si vuole "rendere omaggio al lavoro di resistenza intellettuale del filosofo ed evocare l’eredità spirituale che vorrà lasciarci". Altre cerimonie saranno organizzate durante tutto l’anno a Montpellier, la città in cui Edgar Morin vive da qualche tempo, in cui ha dato lezioni agli studenti fino a tre anni fa, e in cui ha sede la Fondazione creata con l’aiuto della sua quarta moglie, Sabah Abouessalam.

Che augurio possiamo farle per i 100 anni?

"Che io possa continuare la mia opera", risponde con sguardo malizioso. "Vivo del desiderio di vivere. Io sono tutto quello che ho incontrato. Per me la vera saggezza è controllare le passioni con la ragione e nutrire la ragione con la passione", commenta. La morte, tema cui dedicò un bellissimo saggio nel 1976 (L’Homme et la mort), non lo spaventa: "So che si avvicina ma la considero con grande placidità. Ci sono momenti in cui penso che tutto di me sarà decomposto, e allora provo dei brividi per il sentimento del niente che m’invade. Ma sarebbe assurdo ribellarsi, sappiamo che la vita è un regalo e insieme un peso, e che vivere vuol dire navigare in un oceano sconosciuto, con poche isole di certezza".

" Per combattere l’angoscia e la paura abbiamo bisogno di razionalità, bontà e fratellanza -le sue parole -. Vivere per me significa riconoscere le piccole oasi di serenità e di gioia che esistono nell’esistenza".

Grande seduttore (qualità che pochi conoscono di lui), Edgar Morin ha sempre saputo circondarsi di persone capaci di amarlo. La prima fu la filosofa Violette Chapellaubeau, che sposò nel 1946 e dalla quale ebbe due figli. Nel 1970 sposò la mannequin canadese Johanne Harelle, nel 1978 Edwige Lannegrace, "l’inseparabile".

La quarta e attuale moglie è Sabah Abouessalam, 62 anni, sociologa specializzata in problemi urbanistici. Con lei ha scritto un libro intitolato L’uomo è debole davanti alla donna. Tutto un programma.