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2 giu 2022

Il ruggito degli Stones, ricordando Charlie

2 giu 2022
andrea spinelli
Magazine

di Andrea Spinelli

"È arrivata l’ora di liberare le tigri…" scherzava ieri Keith Richards nell’attesa di salire sul palco della Wanda Arena per graffiare una torrida notte madrilena ripiegata sull’epopea dei Rolling Stones. L’artiglio dei Sixty Tour, titolo non proprio originalissimo per un giro di 14 concerti che il 21 giugno deposita i Glimmer Twins pure sul palco di San Siro, sta proprio nel ricordo di quel 12 luglio ’62, quando Mick Jagger, Keith Richards ed Elmo Lewis, chitarre, Dick Taylor, basso, Ian “Stu” Stewart, piano, e Tony Chapman, batteria, si ritrovarono per la prima volta assieme sul palco del Marquee di Londra. Elmo Lewis? Sì, Elmo Lewis, il nome usato al tempo da Brian Jones fondendo quello del mito Elmore James col suo (Lewis Brian Hopkins Jones).

Suggestioni e ricordi virati nostalgia, tornati sul palco inondato di stelle filanti giallorosse della scenografia squarciata da maxischermi coi volti rugosi degli irriducibili del rock; 231 anni in tre col “giovane” Ron Wood che ne ha festeggiati 75 proprio ieri nel boato dei 53mila della casa dell’Atletico Madrid. Ad appiccare l’incendio gli eroi locali Sidonie e la Vargas Blues Band impreziosita dal nipote di Mick, John Byron Jagger, figlio del fratello Chris, pure lui all’armonica. "Non abbiamo mai parlato di tour d’addio, perché penso che non si ritireranno mai" assicura il light designer Patrick Woodroffe e a ragione perché, una volta in scena, Jagger & Co mirano a sentimenti che scatenano nel fan più maturo il ragazzo di Street fighting man o 19th nervous breakdown che gli si agita dentro.

Provato per sei settimane in uno studiolo di Amsterdam, il Sixty Tour vede in scena pure Chuck Leavell e Matt Clifford alle tastiere, Darryl Jones al basso, Tim Ries e Karl Denson ai fiati, Sasha Allen e il veterano Bernard Flower ai cori. Ma occhi e orecchie sono puntate su Steve Jordan cui spetta il compito di raccogliere alla batteria l’eredità di Charlie Watts, scomparso la scorsa estate. C’è proprio Charlie dietro ai tamburi nei due album dal vivo che accompagnano la rentrée europea: Live at The El Mocambo (marzo ’77) e Licked live in NYC (2003).

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