"Ora canta, ridi e… vivi" s’è raccomandato Fiorello quando l’ha avuto ospite a Viva RaiPlay!, ma Michele Bravi sa che solo il tempo riuscirà a rischiarare la notte che si porta dentro e che affiora già dal titolo del nuovo album, La geografia del buio, composto tutto sul sofà di casa senza voglia di aprire la porta. Il dolore di quel maledetto 22 novembre 2018 a Milano che gli ha...

"Ora canta, ridi e… vivi" s’è raccomandato Fiorello quando l’ha avuto ospite a Viva RaiPlay!, ma Michele Bravi sa che solo il tempo riuscirà a rischiarare la notte che si porta dentro e che affiora già dal titolo del nuovo album, La geografia del buio, composto tutto sul sofà di casa senza voglia di aprire la porta.

Il dolore di quel maledetto 22 novembre 2018 a Milano che gli ha cambiato la vita, prendendosi quella di una motociclista cinquantottenne finita contro la fiancata della sua auto di car sharing dopo un’improvvida inversione di marcia (omicidio stradale patteggiato la scorsa estate a un anno e sei mesi di reclusione con sospensione della pena), affiorano infatti da ogni parola di un disco fragile, plumbeo, rarefatto, che avrebbe dovuto arrivare sul mercato già un anno fa ma poi ha finito per incagliarsi nelle secche dell’emergenza pandemica.

"Di fatto un concept album" spiega il cantante tifernate, 26 anni, vincitore nel 2013 di X Factor e quarto a Sanremo 2017, affiancato da uno stuolo di collaboratori tra cui Federica Abbate e Cheope. "Una grande riflessione sul dolore che racconta non tanto come si esce dal buio, ma come ci si convive, anche perché la musica non ti salva, ma può aiutarti a disegnare i confini del labirinto. Le cose cambiano quando capisci che il dolore non ha senso, è un fatto; una casa che, grazie alla terapia, ho imparato ad abitare. E questa “casa” sono diventate 10 canzoni".

Il titolo è ispirato a quel Diario di un dolore in cui Clive Staples Lewis riflette sulla perdita della moglie Joy. "Nel libro il padre della narrativa fantasy dice di aver pensato di poter descrivere il suo stato disegnando una mappa dell’afflizione, ma poi di aver scoperto che l’afflizione non è uno stato bensì un processo; non le serve una mappa, serve una storia". E questa è la storia. Dedicata da Michele al ragazzo che in questi mesi difficili "mi ha tenuto per mano e mi ha aspettato".

Andrea Spinelli