Andrea Maggi è il prof più amato del Collegio tv, il prof severo che però riesce a comunicare e a commuovere gli studenti. Lei insegna in una scuola secondaria ed è padre di una liceale. Dopo tutti questi mesi di Dad, come vede i ragazzi? "Molto, molto sconfortati. Il secondo lockdown, soprattutto per i liceali che sono passati per la ’falsa ripartenza’, ha scatenato dapprima energia, manifestazioni No Dad, ma adesso ha precipitato i più nello sconforto. Ore e ore di Dad hanno logorato i giovani psicologicamente". Qualche ragazzo dice di non provare più speranza... "Sta a noi adulti convincere i ragazzi che nella speranza, e nel futuro, bisogna credere sempre. Nel romanzo che ho appena scritto, Conta sul tuo cuore (Giunti), vi è un professore d’italiano che propone ai suoi studenti un esperimento-limite: li porta in un rifugio di montagna, isolati dai tablet e dai social per fargli fare la cosa più difficile in assoluto, cioè seguire il progetto di Socrate: conosci te stesso. È una provocazione: quando non ti piace il gioco sul tavolo, ribalta il tavolo completamente e imposta il gioco come vuoi tu. I ragazzi possono essere presuntuosi, arroganti, ma sono soprattutto tremendamente...

Andrea Maggi è il prof più amato del Collegio tv, il prof severo che però riesce a comunicare e a commuovere gli studenti. Lei insegna in una scuola secondaria ed è padre di una liceale. Dopo tutti questi mesi di Dad, come vede i ragazzi?

"Molto, molto sconfortati. Il secondo lockdown, soprattutto per i liceali che sono passati per la ’falsa ripartenza’, ha scatenato dapprima energia, manifestazioni No Dad, ma adesso ha precipitato i più nello sconforto. Ore e ore di Dad hanno logorato i giovani psicologicamente".

Qualche ragazzo dice di non provare più speranza...

"Sta a noi adulti convincere i ragazzi che nella speranza, e nel futuro, bisogna credere sempre. Nel romanzo che ho appena scritto, Conta sul tuo cuore (Giunti), vi è un professore d’italiano che propone ai suoi studenti un esperimento-limite: li porta in un rifugio di montagna, isolati dai tablet e dai social per fargli fare la cosa più difficile in assoluto, cioè seguire il progetto di Socrate: conosci te stesso. È una provocazione: quando non ti piace il gioco sul tavolo, ribalta il tavolo completamente e imposta il gioco come vuoi tu. I ragazzi possono essere presuntuosi, arroganti, ma sono soprattutto tremendamente fragili, perché non hanno una visione del futuro. Non ce l'hanno loro, e in verità anche noi adulti abbiamo un po' perso la bussola. Perché trovino il futuro, perché trovino la propria strada, l'unico modo è _ sostenuti da noi _  capire il mondo in cui stanno vivendo".

Prima della pandemia avevamo visto i liceali in piazza, uniti, contro i cambiamenti climatici.

"Quando sento parlare male dei giovani mi viene l’orticaria: è sbagliato. Sì, ci sono quelli frivoli, attaccati ai social ma anche tanti, prima del lockdown, che hanno dimostrato di sapersi impegnare con coraggio ed entusiasmo nell’esprimere il proprio pensiero e il proprio dissenso per il maltrattamento dell’ambiente. La generazione Z è come i computer. Sofisticatissima, enormi potenzialità, risorse, talenti straordinari, ma estremamente fragile".

Fragilità: come la ripariamo?

"C’è bisogno più che mai della scuola in presenza: lo studio è proseguito, ma va recuperata la dimensione sociale della scuola. È questa dimensione che aiuta i ragazzi a sostenersi l’un l’altro, ad emanciparsi: la loro personalità si crea ora, e può crearsi solo nel confronto coi propri pari. Stare insieme, l'aiutarsi l'un l'altro è l'antidoto per superare l'impasse dell'ansia, della fragilità: proprio lo stare insieme e l'aiutarsi è ciò che dà loro la capacità per trovare le risorse per manifestare tutta la loro complessità, la loro intelligenza, la loro voglia di partecipare alle cose del mondo. Perché ne hanno la forza, e ne hanno il diritto: hanno il diritto di contare su questo mondo, di far sentire la loro presenza, seguendo le loro passioni. E ancora, la dimensione sociale della scuola, in presenza, è quella che offre il confronto con l a cultura. Questo confronto non può esserci in profondità attraverso gli strumenti tecnologici. La cultura è viva, non è immateriale: la cultura non sono gli strumenti, sono le persone, gli uomini e le donne, i ragazzi e le ragazze".

Quali danni stanno subendo i ragazzi in Dad, ora e in prospettiva? Di chi sono le colpe: delle istituzioni, dei genitori?

"I ragazzi stanno patendo la solitudine, che è una malattia tremenda. Stanno sacrificando la loro giovinezza. Per la mia esperienza, come istituzione la scuola per i più piccoli ha retto nella sua autonomia, dandosi poche regole ma efficaci: mascherina, distanziamento, orari. Il problema per i liceali è stato nella mancata organizzazione dei trasporti. La Dad ha fallito anche laddove ha creato di fatto – in Italia come in altri Paesi – l’esclusione di alcune fasce di studenti: i meno abbienti, i meno dotati di strumenti tecnologici, i più fragili per disabilità, disturbi di apprendimento o a rischio abbandono. E sta causando un crescente numero di crisi di ansia, fino alle situazioni più estreme: l’isolamento, il bullismo. Moltissimi disturbi dell’alimentazione. Il mio modesto ma accorato appello al nuovo governo è che ponga moltissima attenzione su queste problematiche giovanili. E che coinvolga, perché nasca quanto prima la scuola di domani, anche la base: docenti e studenti. Coloro che sanno pregi e difetti della Dad, che sanno cos'è che ha funzionato e cosa no".

L’ipotesi Draghi sul prolungamento della scuola a giugno?

"La vedo difficile da realizzare tecnicamente. Quel che vorrei è che tutti prendessimo un bel respiro profondo, e poi ricominciassimo a parlare".

Cosa possono fare i genitori?

"Noi genitori siamo la generazione dell’era del nichilismo: col crollo del muro, son crollate le ideologie, e anche molti sogni. La generazione Z i sogni li aveva riconquistati, poi il Covid glieli ha strappati dalle mani. Con la pandemia hanno vissuto come in tempo di guerra: non ci sono state esplosioni o colpi di arma da fuoco, ma hanno visto i morti, hanno perso i propri cari. Hanno vissuto la violenza della guerra nel linguaggio: "coprifuoco", "distanziamento sociale". Distanziamento sociale... Nella natura degli adolescenti c'è la ricerca dell'abbraccio dei propri pari, del sorriso dei compagni, e da mesi neanche con i visi dei compagni o dei professori  possono entrare in contatto, perché i visi sono mutilati dalle mascherine, e sono visi a cui è impedito di mostrare i sentimenti. Per sostenerli dobbiamo avere la forza e l’umiltà di chiedere aiuto se ci troviamo in situazioni difficili. Ricordare ai ragazzi che la felicità c’è, ma dipende da quanto è importante l'impegno della ricerca della solidarietà: se vogliamo essere felici non possiamo esserlo da soli: se voglio una vita felice, la base è impegnarmi a rendere felice chi è intorno a me. E poi incoraggiarli, i ragazzi, sempre: mai dire sei grande come me, sei proprio come io voglio che tu sia, perché proiettare le proprie aspirazioni represse su di loro li uccide. Dirgli invece la cosa più bella, quella che gli apre il cuore: io credo in te, in quanto sei tu".