11 mar 2022

Il ponte della Gioconda, l’ultimo enigma

Il ritrovamento a Montecitorio di una copia del capolavoro di Leonardo rilancia i dubbi sul paesaggio alle spalle di Monna Lisa

andrea cionci
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La copia cinquecentesca della Monna Lisa appena ritrovata a Roma

Si è tornati a parlare, recentemente, del dipinto più famoso del mondo, stavolta per via di una copia cinquecentesca della Monna Lisa appena ritrovata a Roma, in un deposito di Montecitorio, dove giunse nel 1925 dal museo di Palazzo Barberini. Proveniva dalla collezione Torlonia e, secondo Cinzia Pasquali, restauratrice delle opere di Leonardo al Louvre, l’opera sarebbe coeva all’originale e potrebbe provenire dalla bottega del genio di Vinci. La Pasquali non esclude che il maestro possa aver partecipato alla sua realizzazione e alcuni particolari farebbero pensare che abbia dato concrete indicazioni.

Secondo Vittorio Sgarbi, invece, si tratterebbe di un’"opera modesta" del ‘700, poco più che una copia da arredamento.

Ma lasciando da parte l’enigmatica dama fiorentina, il paesaggio che fa da sfondo nell’opera di Montecitorio, dipinto in toni più “oleografici” e angolosi, lascia emergere – in più vivido contrasto – un dettaglio destinato a suscitare ulteriori polemiche: il ponte a quattro arcate sulla destra del dipinto.

È pacifico che Leonardo, nel 1502-03, intorno al periodo in cui ritrasse – secondo la tradizione – Lisa Gherardini sposa di Francesco del Giocondo, si trovasse in Val di Chiana per compiere studi ingegneristico-militari, prima per conto del duca Valentino e poi per il Gonfaloniere di Firenze, Pier Soderini. È quindi plausibilissimo che avesse riportato nello sfondo paesistico del ritratto elementi dai suoi schizzi della Val di Chiana.

Da anni, ormai, il ponte è stato così identificato con quello di Buriano (Arezzo), ma l’associazione culturale “La Rocca” di Laterina (Arezzo), propone un’altra attribuzione suffragata da studi di tale accuratezza da aver convinto uno dei più grandi storici dell’arte del mondo.

Il ponte non sarebbe quello di Buriano, steso in un territorio pianeggiante e a sette arcate a basso sesto di cui una interratasi attraverso i secoli. Peraltro, questo ponte non poteva essere ripreso da Leonardo con quella angolazione prospettica perché l’unico punto di vista sarebbe dalla collina di Quarata da dove non è visibile. Si tratterebbe, invece, del ponte di Valle, anche detto “del Romito”, situato proprio nei pressi di Laterina: oggi è in rovina, ma di arcate ne aveva giusto quattro – dall’origine etrusco-romana fino ai rifacimenti medievali – ed era circondato da coste rocciose a picco (falesie) molto simili a quelle che si intravedono nel dipinto.

I sostenitori del Ponte a Buriano, inoltre, attribuiscono la sinuosità giallognola a sinistra del paesaggio come il finale del canale della Chiana, che tuttavia è stato scavato solo durante il Fascismo. L’associazione “La Rocca” ha invece individuato quelle stesse anse con una stradicciola che attraversava l’Arno in località Romito, proprio vicino al ponte omonimo. Di quel diverticolo non è rimasta traccia dopo la costruzione della ferrovia ottocentesca e dell’autostrada A1, ma la sua esistenza è confermata da numerose mappe antiche conservate negli archivi fiorentini.

Così, il paesaggio ritratto da Leonardo avrebbe potuto essere coerentemente ripreso dalla località Caianello e dal crinale della collina laterinese. "Chiunque può constatarlo de visu", assicurano dall’associazione “La Rocca”: da Caianello si vede, tra due falesie, il ponte romanico del Romito a quattro arcate a basso sesto al quale si giungeva proprio dal diverticolo che dalla Val di Chiana conduceva dalle parti di Firenze.

Per un autorevole riscontro, gli associati di Laterina hanno scritto al professor Antonio Paolucci, già direttore dei Musei Vaticani, il quale si è espresso così: "L’ipotesi mi pare suggestiva e ragionevolmente fondata; tutto sommato mi convince".

 

 

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