A sinistra il monastero. cristiano scoperto. a Tel Ganoub Qasr al-Agouz (in Egitto) visto dall’alto. Sopra, altre immagini del sito
A sinistra il monastero. cristiano scoperto. a Tel Ganoub Qasr al-Agouz (in Egitto) visto dall’alto. Sopra, altre immagini del sito
di Aristide Malnati "Una scoperta eccezionale, che mostra come il Cristianesimo in Egitto – ma verosimilmente anche in altre province sotto Roma – fosse diffuso capillarmente già nei primi secoli dell’Impero, ben prima dell’Editto di Milano del 313, con il quale Costantino garantiva totale libertà di culto". Non ha dubbi Victor Ghica, professore presso la Scuola norvegese di teologia, religione e società e soprattutto, quale direttore della missione sul sito di Tel Ganoub Qasr al-Agouz (in Egitto), autore di un rinvenimento che si sta rivelando rivoluzionario. L’équipe franco-norvegese (insieme a Ghica operano gli studiosi dell’Institut Français d’Archéologie Orientale con sede al Cairo) ha riportato...

di Aristide

Malnati

"Una scoperta eccezionale, che mostra come il Cristianesimo in Egitto – ma verosimilmente anche in altre province sotto Roma – fosse diffuso capillarmente già nei primi secoli dell’Impero, ben prima dell’Editto di Milano del 313, con il quale Costantino garantiva totale libertà di culto". Non ha dubbi Victor Ghica, professore presso la Scuola norvegese di teologia, religione e società e soprattutto, quale direttore della missione sul sito di Tel Ganoub Qasr al-Agouz (in Egitto), autore di un rinvenimento che si sta rivelando rivoluzionario.

L’équipe franco-norvegese (insieme a Ghica operano gli studiosi dell’Institut Français d’Archéologie Orientale con sede al Cairo) ha riportato alla luce i resti di un imponente monastero cristiano nel cuore di un Paese dalla storia millenaria: pietre che ancora rivelano la loro storia di fede. Innanzitutto sorprendente è già la datazione, ottenuta grazie al Carbonio 14 e all’analisi di testi scritti su cocci di terracotta (i cosiddetti “òstraka”) recuperati tra gli ambienti dell’antico convento: la struttura era già attiva attorno all’anno 300, quando il Cristianesimo era religione fuori legge e i suoi adepti erano sistematicamente perseguitati dalle autorità dell’Impero romano (terribili furono le persecuzioni ad opera dell’Imperatore Decio, attorno al 250, così come quelle perpetrate da Diocleziano 50 anni più tardi). Questo lo rende il più antico monastero cristiano a noi conosciuto.

Ma c’è di più: i reperti recuperati nelle celle e nella stanza dell’amministrazione lasciano trasparire una comunità numerosa e in perfetta sintonia coi villaggi circostanti: numerose sono le ricevute di compravendita per beni di ogni tipo (soprattutto bestiame), ma molti sono anche i contratti di locazione di terreni appartenenti all’antico convento o che i monaci appaltavano a gruppi di contadini per la coltivazione.

Un certo numero di testi parla poi della presenza, numerosa, di pellegrini venuti anche da lontano a passare momenti di preghiera con una comunità la cui devozione evidentemente era ben nota in tutto l’Egitto: momenti di aggregazione tra fedeli della nuova religione che erano già ben visti dalle autorità romane alla fine del III secolo.

Inoltre, altro aspetto significativo, la posizione dell’antico cenobio è particolarmente periferica: Tal Ganoub si trova infatti nell’oasi di Baharya, oggi nella Nuova Valle a oltre 300 km dal Cairo e a più di 400 da Alessandria, centro principale dell’Egitto sotto Roma. Ebbene nei testi appena ritrovati emergono rapporti fecondi proprio con le prime comunità cristiane alessandrine, spesso in conflitto tra loro: invocazioni e preghiere riportate da cocci di terracotta o scritte sulle pareti del convento (citazioni bibliche sui muri della chiesa interna accompagnate da figure di santi o di martiri) lasciano intuire una profondità teologica sorprendente e direttamente connessa alle prime scuole di patristica di Alessandria.

Elementi che se combinati con gli scritti del IV secolo trovati in altre oasi periferiche in Egitto (su tutti i testi manichei rinvenuti a Kéllis, antico sito dell’oasi di Dakhla) ci mostrano come il Cristianesimo avesse fin dai primi secoli larga diffusione in Egitto e che non fosse così contrastato dall’autorità imperiali tanto da essere abbracciato tra tutti gli strati della popolazione.

I monasteri erano dei mondi aperti, pronti al dialogo. Un’apertura che portò a cogliere nel mare magnum della civiltà classica quegli elementi che erano in sintonia con il nuovo credo e che anzi in qualche modo lo corroborarono.