21 mar 2022

Il Piccolo Principe cercava alleati a New York

Una mostra celebra l’eroe di Antoine de Saint-Exupéry. Il pilota che nel ’40 lasciò la Francia per convincere gli Usa a salvare l’Europa

giovanni serafini
Magazine
Una delle immagini della grande mostra parigina dedicata al “Piccolo Principe“
Una delle immagini della grande mostra parigina dedicata al “Piccolo Principe“
Una delle immagini della grande mostra parigina dedicata al “Piccolo Principe“

di Giovanni Serafini

"Guardate attentamente questo paesaggio per essere sicuri di riconoscerlo se un giorno farete un viaggio in Africa, nel deserto. E se vi capita di passare di là, vi supplico, non vi affrettate, fermatevi un momento sotto le stelle! E se un bambino vi viene incontro, se ride, se ha i capelli d’oro, se non risponde quando lo si interroga, voi indovinerete certo chi è. Ebbene, siate gentili, non lasciatemi così triste, scrivetemi subito che è tornato"…

Sono le ultime parole del Piccolo Principe, il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry tradotto in 500 lingue e venduto in 200 milioni di copie nel mondo. Un romanzo incomparabile, scritto in 6 mesi da un uomo che soffriva di depressione e si preparava ad andare a morire in guerra a bordo del suo aereo. Oggi il Piccolo Principe è tornato, compie 80 anni ed è più vivo che mai. Parigi festeggia l’anniversario con una grande mostra al Museo delle Arti Decorative: fra le centinaia di disegni, fotografie, lettere e rarissime edizioni spicca il manoscritto autentico dell’opera. Appartiene da oltre mezzo secolo alla Morgan Library & Museum di New York e non è mai visto prima d’ora in Francia. Le 141 pagine vergate a penna e a matita su “onionskin“, la carta sottilissima di cui serviva lo scrittore-pilota, sono esposte in una sala speciale insieme con 35 disegni originali che evocano i momenti salienti del romanzo. Ci resteranno fino al 26 giugno, giorno in cui torneranno negli Stati Uniti.

È nel novembre 1940, pochi mesi dopo la debacle francese e l’armistizio con la Germania firmato su un vagone ferroviario a Compiègne, che il capitano dell’aviazione Antoine de Saint-Exupéry arriva a New York per convincere gli Usa a entrare in guerra per salvare l’Europa. Pensa di restarci poche settimane per un ciclo di conferenze programmate da Curtis Hitchcock, il suo editore newyorkese. Resterà invece due anni e mezzo, un periodo pieno di angosce e di problemi di salute.

Trova casa in Central Park, al 23esimo piano di un immobile che sovrasta Columbus Circle. A 40 anni soffre di mal di schiena, gli fa male una mascella, non dorme. Lo feriscono i commenti che girano a Parigi su di lui, l’accusa di essere un sostenitore di Pétain. Gli pesa la solitudine sentimentale: le cose non vanno bene con sua moglie Consuelo, che lo raggiunge a New York solo un anno dopo stabilendosi nello stesso grattacielo ma ad un altro piano e per breve tempo…

Per combattere la noia, lo scrittore beve e fuma in modo irragionevole. Sveglia di notte i suoi amici per parlare con qualcuno. Colleziona conquiste femminili che gli lasciano l’amaro in bocca. Poi, nel giugno 1942, il miracolo: incontra Sylvia Hamilton, la donna che sarà determinante per la nascita del Piccolo Principe. Sylvia ha grandi mezzi, fa la giornalista, frequenta artisti e letterati. Agli inizi il rapporto fra lo scrittore e la bella americana è complicato perché lui non parla inglese e lei non conosce una parola di francese. E tuttavia si capiscono al volo: la loro è un’amicizia erotica e sentimentale molto intensa, vissuta quasi con esaltazione.

In quel periodo del ’42, fra giugno e novembre, su suggerimento del suo editore Antoine scrive una favola per bambini, Il Piccolo Principe, senza la minima idea del successo postumo che avrebbe ottenuto. Passa giornate intere nell’elegante appartamento di Sylvia che gli prepara uova al tegamino o lo scorrazza al Club 21. In tutti i momenti liberi lui scrive e disegna prendendo a modello quel che gli sta accanto: il cagnolino di Sylvia, i suoi peluche, o lei stessa, la "rosa che bisogna cercare col cuore e non con gli occhi". Per entrambe è un momento di grazia: "Tu sei immensamente generosa, piccola Sylvia. Quando appoggio la mano sulla tua fronte vorrei riempirla di stelle e metter pace nei tuoi pensieri", scrive in una lettera del 7 ottobre 1942. Presto però il sogno va in frantumi: ansioso di tornare a combattere, nell’aprile del ‘43 lo scrittore aviatore decide di tornare in patria.

Prima di lasciare New York va ad abbracciare per l’ultima volta Sylvia e le affida quel che ha di più prezioso al mondo: la sua macchina fotografica, una Zeiss Ikon, e il manoscritto originale del Piccolo Principe. Poco più di un anno dopo, il 31 luglio 1944, scomparirà in volo sul suo Lockheed P-38 Lightning, ritrovato e identificato solo nel 2003 al largo della costa di Marsiglia. Sylvia Hamilton conserverà il manoscritto per 25 anni, fino al 1968, anno in cui lo vende alla Morgan Library & Museum di New York.

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