Helmut Schreiber (1903-1963) si eibisce come illusionista sotto gli occhi di Hitler
Helmut Schreiber (1903-1963) si eibisce come illusionista sotto gli occhi di Hitler
di Roberto Giardina Il Führer si lasciò affascinare dal serpente nero. Nessuno, al di fuori della cerchia di militari e boss nazisti, fu più vicino al Führer di Helmut Schreiber, scrive Malte Herwig nella biografia appena uscita (Der große Kalanag, Penguin). Come il mago di Hitler fece scomparire il passato e conquistò il mondo, spiega il sottotitolo. Schreiber era di casa al Berghof, il nido d’aquila, il rifugio del Führer sulle Alpi bavaresi. A volte vi restava anche una settimana, allietando il padrone di casa e Eva Braun, con i giochi di prestigio. Era il lato infantile di Adolf, commenta Herwig, che sembra affascinato a sua volta dal personaggio a cui dedica oltre 400 pagine. Schreiber prese il nome d’arte di Kalanag, come il cobra nero del Libro della giungla di Kipling. Quanti soldi ha in tasca mein Führer?, gli chiede un pomeriggio. "Mio caro Schreiber, sa bene che non porto mai denaro con me". "Guardi nella tasca sinistra della giacca". E Hitler vi trova un portafoglio...

di Roberto Giardina

Il Führer si lasciò affascinare dal serpente nero. Nessuno, al di fuori della cerchia di militari e boss nazisti, fu più vicino al Führer di Helmut Schreiber, scrive Malte Herwig nella biografia appena uscita (Der große Kalanag, Penguin). Come il mago di Hitler fece scomparire il passato e conquistò il mondo, spiega il sottotitolo. Schreiber era di casa al Berghof, il nido d’aquila, il rifugio del Führer sulle Alpi bavaresi. A volte vi restava anche una settimana, allietando il padrone di casa e Eva Braun, con i giochi di prestigio. Era il lato infantile di Adolf, commenta Herwig, che sembra affascinato a sua volta dal personaggio a cui dedica oltre 400 pagine.

Schreiber prese il nome d’arte di Kalanag, come il cobra nero del Libro della giungla di Kipling. Quanti soldi ha in tasca mein Führer?, gli chiede un pomeriggio. "Mio caro Schreiber, sa bene che non porto mai denaro con me". "Guardi nella tasca sinistra della giacca". E Hitler vi trova un portafoglio con 150 Reichsmark, e scoppia a ridere in piena guerra. Come ha fatto il mago a mettergli in tasca le banconote?

È una delle tante storie, che sarebbero incredibili in un romanzo ma sono vere, si preoccupa di precisare l’autore. Helmut Ewald Schreiber, era nato a Backnang, paese del Baden, 35mila abitanti, nel 1903 o forse nel 1893. Riuscì a far sparire con la sua bacchetta anche l’atto di nascita in municipio? Da bambino si appassiona ai giochi di prestigio, a 16 anni è già membro del Magische Zirkel di Germania, l’associazione degli illusionisti e prestigiatori. Studia filosofia ai Monaco, a poco più di vent’anni è una star negli spettacoli di varietà a Berlino. Nel 1925 è direttore di produzione a Babelsberg, la Cinecittà della Repubblcia di Weimar, nel 1927 è direttore della rivista Magie.

La sua ascesa diventa veloce con l’avvento del nazismo. Schreiber ha molti talenti, è produttore e anche cameraman e campione di motociclismo, diventa uno dei favoriti di Goebbels, il ministro della propaganda. E il giullare con licenza di follia alla corte del Führer. Hermann Göring lo invita a Carinhall, la sua residenza su un lago a 50 chilometri da Berlino, per allietare gli ospiti. Riesce a salvare il Magische Zirkel, che il regime vorrebbe abolire, ma i soci da 1373 si riducono a poco più di 400. Vengono espulsi i prestigiatori ebrei, ma dopo la guerra, i superstiti testimonieranno a favore di Kalanang: continuò a farli lavorare sotto falso nome, lo difendono.

Sul nazismo e il mondo della magia sono stati scritti decine di saggi. I boss erano creduloni. Fritz Haber era premio Nobel per la chimica, inventò i gas asfissianti che avrebbero dovuto far vincere il Kaiser. Dopo la sconfitta, escogitò il sistema per estrarre l’oro dagli oceani, e salvare la Germania dall’inflazione. Convinse Himmler, scientificamente sarebbe possibile, ma troppo costoso. Frank Tausend era un piccolo imbroglione, ha una sua formula segreta per trasformare un violino da due soldi in uno Stradivari, ma nessuno ci casca. Propose ai nazisti di coltivare l’oro come una pianta nell’orto, e li convinse. Arrivò a comprarsi un castello in Alto Adige, a Eppan nei pressi di Bolzano, una dimora di 43 stanze.

Kalanag è un professionista, e si batte contro spiritisti e alchimisti. Sono dei cialtroni, li denuncia, e arriva a scontrarsi con la Gestapo. Grazie a Goebbels produce più di 150 film, anche un musical antisemitico nel 1939, Robert und Beltram, che però non piace a Hitler. Nel ’45, rischia di finire in carcere, ma si presenta alla polizia a fianco di ufficiali americani, i suoi nuovi amici. Fa da tramite tra gli ufficiali delle SS che confidano di sapere dove è nascosto il Nazigold, l’oro di Hitler. Kalanag conosce l’arte di sopravvivere. Sostiene di aver aiutato la resistenza in Baviera, forse è perfino vero. Ludwig Focker un funzionario del partito comunista, conferma il suo racconto. Schreiber convince gli alleati di essere stato "solo un buffone alla corte di Hitler", ma gli viene proibito di continuare a produrre film.

Per vivere, torna solo illusionista come da giovane. I suoi spettacoli sono sempre esauriti. Sega una ragazza in due, con il permesso della polizia guida un’auto con la testa nascosto in un sacco, e a teatro fa sparire una Mercedes, il simbolo del miracolo economico. Appare negli alberghi con un ghepardo al guinzaglio e a fianco di una bionda, Annneliese Voss, sua moglie, sposata nel ’43, nome d’arte Gloria de Vos. È più giovane di vent’anni, ma è gelosa: una sera fa precipitare da tre metri la giovane assistente che il marito sta facendo lievitare. Kalanag gira il mondo con la sua rivista, una troupe di 70 artisti, sempre controllato dalla Cia. Muore la vigilia di Natale del ’63 e lascia un patrimonio di 500mila Deutsche Mark, una cifra enorme. Era uno spendaccione, come avrà fatto? Forse Kalanag, il cobra nero, aveva messo sul serio le mani sul Nazigold, il tesoro dei nazisti, o almeno su qualche lingotto, autentico, non coltivato nell’orto.