L’ipotetica e “fantageografica“ Italia del 2786 nella mappa di Francesco Ferrarese
L’ipotetica e “fantageografica“ Italia del 2786 nella mappa di Francesco Ferrarese
di Lorenzo Guadagnucci Il battello a idrogeno lascia il porto di Udine e si avvia rapido e silenzioso verso il grande mare Padano, sfiorando la fascinosa riviera veneta con le Dolomiti incombenti, la prua verso i monti Lessini, emergenti dall’acqua come tante piccole dita, e poco più avanti la città di Verona, coi suoi tesori – in testa l’Arena – messi in salvo all’asciutto a dieci chilometri dal sito originario. E poi Venezia, la città a forma di pesce, che un pesce davvero è diventata, tutta immersa nell’acqua e il solo campanile di San Marco – la sua punta – visibile a pelo d’acqua. Fantascienza? Sì, in qualche modo sì: o forse – meglio – fantageografia, ma con radici nella realtà. Comincia così, con il battello che salpa dalla nuova riviera del Friuli, il Grand Tour di Milordo, alter ego di Wolfgang Goethe, immaginato da Telmo Pievani e Mauro Varotto in un libro in uscita il 22 aprile per l’editore Aboca, Viaggio...

di Lorenzo Guadagnucci

Il battello a idrogeno lascia il porto di Udine e si avvia rapido e silenzioso verso il grande mare Padano, sfiorando la fascinosa riviera veneta con le Dolomiti incombenti, la prua verso i monti Lessini, emergenti dall’acqua come tante piccole dita, e poco più avanti la città di Verona, coi suoi tesori – in testa l’Arena – messi in salvo all’asciutto a dieci chilometri dal sito originario. E poi Venezia, la città a forma di pesce, che un pesce davvero è diventata, tutta immersa nell’acqua e il solo campanile di San Marco – la sua punta – visibile a pelo d’acqua. Fantascienza? Sì, in qualche modo sì: o forse – meglio – fantageografia, ma con radici nella realtà.

Comincia così, con il battello che salpa dalla nuova riviera del Friuli, il Grand Tour di Milordo, alter ego di Wolfgang Goethe, immaginato da Telmo Pievani e Mauro Varotto in un libro in uscita il 22 aprile per l’editore Aboca, Viaggio nell’Italia dell’Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro. Il primo filosofo della scienza, il secondo geografo, Pievani e Varotto si producono in un viaggio semiserio nell’Italia del 2786, una data scelta non a caso: un millennio esatto dopo il famoso Viaggio in Italia di Goethe, la più alta e compiuta espressione del Grand Tour, il viaggio nella natura e nell’arte del Belpaese che ogni persona di cultura europea doveva compiere per completare la propria formazione.

Mille anni dopo, che Italia sarà? O, più precisamente: che Italia stiamo lasciando a chi vivrà quel tempo? Non lo sappiamo, perché è impossibile fare previsioni sui cambiamenti climatici a così lunga scadenza e perché non si può sapere se e in quale modo l’umanità riuscirà a cambiare rotta e invertire il percorso attuale, che conduce verso una catastrofe: il collasso degli ecosistemi, fino all’estinzione, in prospettiva, della specie umana, vittima della sua stessa brama di consumo e di dominio.

Milordo viaggia in un’Italia immaginaria, come dimagrita, senza più la pianura padana, completamente coperta dal mare, com’era già avvenuto in un’era geologica passata, il Pliocene. Sparita sott’acqua la Romagna, la nuova riviera emiliana corre appena sotto gli Appennini: di città come Modena e Bologna sopravvivono appena i centri storici, spostati e innalzati sopra il pelo dell’acqua grazie a moderne ed efficienti palafitte. L’Italia intera è a bagnomaria. Sommerse decine di città costiere, vaste zone del Sud trasformate in arcipelaghi con clima tropicale: il Salento è un’isola con vista sull’Albania, l’Iglesiente è separato dal resto della Sardegna dal Canale del Campidano. E Roma, un tempo definita incautamente “città eterna“, è ora spalmata – un Colosseo qui, un Foro romano là e il Vaticano tutto sott’acqua (col papa rifugiato a Castel Gandolfo) – lungo il mare Tiburtino, una specie di fiordo che s’infila nella terraferma fino a Viterbo.

Vesuvia è un’isola dominata dal vulcano, reduce da almeno tre eruzioni negli ultimi secoli. Firenze si affaccia su una laguna ed è una nuova Venezia salvata dalle palafitte, mentre il corso dell’Arno, perdute sott’acqua Pisa, Lucca e Livorno, è ora un Arcipelago che comprende il Golfo lucchese e il mare di Fucecchio.

Nell’Italia del 2786 si viaggia su treni sottomarini super veloci e su aliscafi a fusione nucleare, in mezzo a piantagioni di palme, foreste di mangrovie e allevamenti di pesci un tempo esotici; le nuove metropoli sono cresciute in montagna, attorno alle antiche città di Aosta e Belluno; la vita si è riorganizzata in insediamenti ipogei o sottomarini, per sopravvivere a temperature ormai insopportabili e a una drammatica carenza d’acqua potabile. La popolazione, probabilmente, ha la pelle scura: gli abitanti sono gli eredi di popoli arrivati sull’onda di migrazioni da un’Africa desertificata e invivibile, mentre gli antichi italiani, a loro volta profughi ambientali, si spostavano verso Nord.

Questo viaggio nell’Antropocene è una distopia, irrealistico sul piano scientifico, perché ipotizza arbitrariamente lo scoglimento completo dei ghiacci polari e un “nuovo mondo” che non tiene conto di variabili imprevedibili. È un gioco, o poco più. Ma parla di noi. Perché il processo che potrebbe portare a un’Italia tropicalizzata e senza più pianure è già cominciato, e Pievani e Varotto non mancano di documentarlo. Tutto è dunque perduto? Stiamo consegnando a un ipotetico Milordo del 2786 un territorio irriconoscibile e poco abitabile?

Non è detto. Immaginare un mare Padano che tutto sommerge e popolazioni costrette e vivere sott’acqua o sottoterra non serve solo a far correre la fantasia, ma anche a correre... ai ripari. Che si possa (ancora) fare, lo sappiamo; che siamo in grado di farlo, è da verificare.