Giovanni Morandi Abbiamo scoperto che la normalità ci consentiva di poter esprimere le nostre diversità. E che l’anormalità ci pretendeva solo uguali e ubbidienti a indiscutibili ordini, stare a casa, rispettare le regole... Normale e anormale è una distinzione semplice, esistenziale, dell’animo ma anche delle idee e dunque...

Giovanni

Morandi

Abbiamo scoperto che la normalità ci consentiva di poter esprimere le nostre diversità. E che l’anormalità ci pretendeva solo uguali e ubbidienti a indiscutibili ordini, stare a casa, rispettare le regole... Normale e anormale è una distinzione semplice, esistenziale, dell’animo ma anche delle idee e dunque politica. Perciò risultava sorprendente ma pertinente il titolo che è apparso di recente su un sommario – c’è chi lo chiama civetta – del nostro giornale, quando a caratteri cubitali ha dato la più bella notizia che aspettavamo: è tornata la normalità. La normalità!, detto con l’enfasi dell’annuncio sensazionale. Pensavamo che la libertà fosse nella scelta di non essere normali, di essere originali a tutti i costi e invece ci siamo accorti che era il contrario, che è nella normalità della vita che possiamo trovare quello di cui abbiamo bisogno. L’indiscutibile obbedienza agli ordini, che pure i nostri genitori e nonni conobbero, è stata solo una brutta esperienza. La libertà è nelle abitudini, nella semplicità, nella normalità. Avevamo tutto, abbiamo temuto di perderlo e averlo ritrovato spiega e merita un grande titolo del giornale. Camminando una sera sul lungomare ho visto un grande albergo illuminato con luci tricolori che mi sono parse inappropriate perché non normali. Ricordavano le bandiere ai balconi nei giorni della falsa gioia e della vera disperazione. Tornare normali significa anche sospendere quel pensiero unico su un patriottismo non del tutto autentico da slogan pubblicitario che pure ci ha rappresentato ed è servito. Consideriamolo quello che è, un sentimento vero da non esibire a sproposito nella normalità.