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19 mag 2022

Il fantasma di Moro, coscienza di una nazione

Ieri è passato al Festival “Esterno notte“ di Marco Bellocchio. Accolto da dieci minuti di applausi, arriva ora nelle sale. Poi su Raiuno

19 mag 2022
Toni Servillo (Paolo VI) e Margherita Buy (la moglie di Aldo Moro, Eleonora) in una scena di “Esterno notte“ di Marco Bellocchio
Toni Servillo (Paolo VI) e Margherita Buy (la moglie di Aldo Moro, Eleonora) in una scena di “Esterno notte“ di Marco Bellocchio
Toni Servillo (Paolo VI) e Margherita Buy (la moglie di Aldo Moro, Eleonora) in una scena di “Esterno notte“ di Marco Bellocchio
Toni Servillo (Paolo VI) e Margherita Buy (la moglie di Aldo Moro, Eleonora) in una scena di “Esterno notte“ di Marco Bellocchio
Toni Servillo (Paolo VI) e Margherita Buy (la moglie di Aldo Moro, Eleonora) in una scena di “Esterno notte“ di Marco Bellocchio
Toni Servillo (Paolo VI) e Margherita Buy (la moglie di Aldo Moro, Eleonora) in una scena di “Esterno notte“ di Marco Bellocchio

A distanza di vent’anni Marco Bellocchio torna a parlare della tragedia italiana legata al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro. Senza vincoli e con la libertà che il tempo trascorso gli offrono. Se con Buongiorno, notte il punto d’osservazione era interno alle Brigate Rosse, le sei ore di Esterno notte ne sono oggi il controcampo: i protagonisti vanno cercati nella cerchia familiare, nei politici, nel Papa e la prospettiva è multifocale. Oggi il filtro non è più ideologico e a orientare il racconto è l’umanità. Gli anni hanno fatto precipitare le emozioni ed emergere tutt’altre preoccupazioni. A contare sono la paura della morte, il valore degli intimi affetti, il senso religioso del sacrificio – vedi la via crucis di Moro –, il destino della nazione.

In questa seconda visione esce chiara la convinzione che in quel dramma affondano le radici della interminabile crisi politica italiana. Con un racconto che fila via senza esitazioni, pur nell’alternanza della pura cronaca con l’immaginazione, il regista ci mostra Moro come un fantasma della nostra storia che, con la sua presenza, impedisce ancora oggi al paese di dormire sogni tranquilli. Bellocchio non affronta il campo minato dei retroscena e degli eventuali manovratori (compito della Storia) e si sofferma piuttosto sul carattere e sui sentimenti di chi, in diverso ruolo, ha partecipato al dramma. Con tutta naturalezza apre squarci nel privato delle famiglie: dei Moro, del duo Morucci -Faranda (i soli tra le Br a percepire l’abisso del vuoto) e persino del Papa, colto addirittura nella sofferenza del cilicio. Scorrono davanti agli occhi cucine, camere da letto, aule universitarie, saloni ministeriali: i luoghi della coscienza dove la tragedia è stata individualmente elaborata.

Passato ieri al festival nella sezione Cannes Premiere e qui accolto da dieci minuti di applausi al termine della proiezione, in sala in Italia in due parti da ieri e dal 9 giugno e poi in tv come miniserie grande produzione dell’autunno di Raiuno, Esterno notte è in realtà un film dilatato che del puro cinema ha il ritmo, la circolarità narrativa e l’intensità interpretativa.

Fabrizio Gifuni (Aldo Moro) Margherita Buy (Eleonora Moro) e Toni Servillo (Paolo VI) sono i capofila di una lunga teoria di attori stupefacenti. Molti dei protagonisti sono morti e questo fa tornare alla mente l’ultima lettera di Moro alla moglie: "Vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà, dopo. Se ci fosse luce sarebbe bellissimo".

Andrea Martini

© Riproduzione riservata

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