Il domani del cinema. Cortellesi superstar al nuovo Modernissimo

L’attrice e neoregista a Bologna nella sala sotterranea restaurata e riaperta. Costruita nel 1915 nel centro città. Paola: "Grandiosa e... modernissima".

Il domani del cinema. Cortellesi superstar al nuovo Modernissimo

Il domani del cinema. Cortellesi superstar al nuovo Modernissimo

Quando si apre il sipario di velluto rosso, l’applauso per Paola Cortellesi è lungo, caloroso. Forse è riuscita in un’impresa eccezionale: ha fatto registrare il tutto esaurito per una proiezione di Risate di gioia, il capolavoro sottostimato di Mario Monicelli. Il merito del sold out è suo, senz’altro, della donna del momento, ma anche del cinema che l’accoglie, il Modernissimo di Bologna. Una sala sotterranea, nel cuore della città.

Quando si scendono le scale del sottopasso proprio accanto alle due Torri, si apre un mondo felliniano, con i personaggi di Amarcord che accolgono gli spettatori e gli storyboard di Mamma Roma esposti come in un museo. Poi i manifesti di Grand Budapest Hotel, Il conformista, I 400 colpi, e le foto di scena, con Claudia Cardinale e Alain Delon tra gli altri grandi.

La sala è di inizio Novecento e le poltrone, di quello stesso velluto rosso, portano i ricami di attori, attrici e registi. E così dalla sedia Alfred Hitchcock o Brigitte Bardot si alzano gli occhi alla galleria o alla meraviglia Liberty del soffitto. Le decorazioni sono rimaste le stesse, compresi manifesti Birra Ronzani (del proprietario del palazzo). Così com’erano nel 1915, quando il cinema-teatro inaugurò. Oggi però, prevalgono i colori pastello, gialli e blu, piume di pavone e i lampadari in stile decò.

Ecco, in questa sala, "grandiosa e modernissima" della Cineteca di Bologna, Paola Cortellesi ha deciso di proiettare Risate di gioia. E forse un pizzico dell’enorme successo del suo C’è ancora domani, che ha già fatto la storia, sia perché ha superato i venti milioni di incassi sia perché per la prima volta è una regista donna a registrare questi numeri, lo dobbiamo anche alla pellicola del 1960.

"Io sono cresciuta con questi film – racconta Cortellesi – Li vedevo ad agosto, sulla Rai, li ‘buttavano’ nella programmazione estiva. Mettere insieme tragedia e commedia, come Monicelli ha fatto in questa opera, è sempre stato un mio pallino: sono cresciuta con capolavori come il suo, non ho inventato niente". Nella pellicola, Anna Magnani (che il regista trasformò in bionda), Totò con il suo vecchio frac, e Ben Gazzara, compagno astuto nell’arte di arrangiarsi. Scintille d’avanspettacolo per una commedia irresistibile, un continuo di gag e battute e un finale amaro. Scritto da Age e Scarpelli e Suso Cecchi d’Amico, con le musiche di Lelio Luttazzi, "è incredibile pensare che fu un insuccesso – continua Cortellesi – La storia è meravigliosa, poetica, a tratti tragica. E forse all’epoca, negli anni del boom economico, non si voleva guardare alla miseria".

Un capolavoro che rispecchia la visione del mondo della regista: "Fatto di disperazione e umorismo – come il suo C’è ancora domani, spiega – La cosa che mi piace di più è vedere duettare questi giganti in situazioni umane, con la capacità di sorridere delle miserie degli altri e delle proprie".

Il suo esordio alla regia – al centro del dibattito tra l’ex, Dario Franceschini, e l’attuale ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, perché non ha ricevuto i finanziamenti pubblici – parla di violenza sulle donne. Lo fa in bianco e nero "perché è così che immaginavo i racconti delle mie nonne, proprio come le pellicole del neorealismo rosa", spiega l’attrice. Le canzoni invece sono moderne, perché la violenza che mostra non ha ancora una data di scadenza, purtroppo. È successo ieri, succede oggi.

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