19 mar 2022

Il difficile cammino dell’uguaglianza. La Costituzione alla prova dei fatti

L’articolo 3 e l’"utopia incompiuta" nel nuovo libro di Ernesto Maria Ruffini

raffaele marmo
Magazine
Ernesto Maria Ruffini
Ernesto Maria Ruffini

di Raffaele Marmo

Doveva essere la Prefazione di un ex Presidente della Repubblica. Ma, per una di quelle inusuali coincidenze del destino, è diventata la Prefazione del “nuovo“ Capo dello Stato. E così l’originale viaggio di Ernesto Maria Ruffini “dentro“ il lungo e accidentato cammino del fondamentale articolo 3 della nostra Costituzione (con il saggio Uguali per Costituzione, storia di un’utopia incompiuta dal 1948 ad oggi, in libreria con Feltrinelli) si apre con il prezioso viatico di Sergio Mattarella.

Ed è da lì che vale prendere l’abbrivo: "Questo libro – scrive il Presidente a mo’ di avviso ai naviganti – racconta la nostra storia, le nostre radici e ci invita a fidarci del futuro. Fa pensare allo spreco che spesso si fa delle parole. Fa pensare alle parole che costruiscono e a quelle che possono distruggere. Alle parole vuote, insignificanti, che non impegnano; e a quelle piene, dense di significati. Queste pagine parlano delle parole da ricordare. Delle parole che costruiscono. Che uniscono".

E quale parola è stata intrinsecamente più costruttiva e più dinamicamente espansiva, nel volgere dei decenni che ci separano dal ’48 (e dal ’46), della parola uguaglianza? È, con tutta probabilità, anche questa la ragione della scelta compiuta da Ruffini, avvocato, oggi al vertice del fisco italiano, ma che ha avuto precocemente la possibilità di fare i conti con l’origine della Carta: a cominciare da quando, poco più che adolescente, i genitori gli regalano, alla maggiore età, gli otto volumi dei lavori dell’Assemblea costituente.

Il libro non è, però, la storia di quelle sedute che portarono alla definizione dell’articolo 3, come non è un saggio di diritto o per addetti ai lavori. No: le 384 pagine del libro, corredate da un’ampia sezione di note e da una ricca appendice normativa, sono, invece, un breviario rigoroso, ma accessibile a tutti, sulla declinazione del principio di uguaglianza negli ambiti nei quali assume la più decisiva rilevanza. Il che, proficuamente, permette anche una lettura trasversale, scegliendo, se si vuole, il capitolo che ci appassiona. Con uno schema di svolgimento che prevede, punto per punto, un paragrafo dedicato al principio nella "visione dei costituenti" e un secondo alla sua realizzazione nel tempo e "nell’Italia di oggi".

Certo è che il viaggio non può che avere come prima tappa l’uguaglianza dinanzi alla legge (con uno specifico passaggio sulle "leggi ad personam e quelle ad categoriam"). Ma, a seguire, altrettanto dirimenti sono l’uguaglianza delle opinioni (dalla legge Scelba a quella sulle "discriminazioni per orientamento sessuale o per identità di genere"), quella nell’informazione (con una puntata relativa al web), quella religiosa, quella tra uomo e donna (dal soffitto di cristallo nel lavoro alla rappresentanza femminile nelle liste per le elezioni) e quella nella famiglia (dal Piano Casa di Fanfani alle unioni civili).

E non è finita, anzi: c’è l’uguaglianza dei figli (dai figli naturali alla Stepchild adoption) e quella degli studenti (dal diritto allo studio per i meno abbienti e più meritevoli alla Dad durante la pandemia), quella dei malati (dalle casse mutue al Servizio sanitario nazionale, dalla legge Basaglia al Coronavirus) e quella dei lavoratori (dallo Statuto al lavoro dei disabili), quella degli stranieri (dalla legge Martelli alla cittadinanza italiana agli stranieri) e quella dei detenuti (dalla legge Gozzini alle amnistie), fino all’uguaglianza del voto, dei partiti e nei partiti (dalla legge "truffa" al referendum del 2016, al finanziamento delle forze politiche) e a quella dei contribuenti (dalle riforme Vanoni al fisco di oggi).

Insomma, l’uguaglianza immaginata, anzi, addirittura "normata", e quella realizzata. Perché, come osserva Ruffini alla fine della storia, "se le leggi fossero sufficienti, probabilmente l’umanità si sarebbe fermata ai Dieci comandamenti ricevuti da Mosè sul monte Sinai. Ma così non è. Sebbene possa sembrare paradossale che la volontà del popolo, espressa attraverso le norme approvate dal Parlamento, possa rimanere lettera morta senza l’azione dell’apparato burocratico, la realtà è proprio questa: senza una Pubblica amministrazione efficiente le singole leggi rischiano di rimanere poco più di una promessa".

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