La “Lectura Dantis“ di Carmelo Bene il 31 luglio 1981 dalla torre Asinelli e la copertina del libro di Claudio Cumani
La “Lectura Dantis“ di Carmelo Bene il 31 luglio 1981 dalla torre Asinelli e la copertina del libro di Claudio Cumani
C’era una volta il teatro delle cantine che cantine ovviamente non erano, quanto sale di circoli ricreativi, palcoscenici in disuso e forse garage. Era il 1968 e anche la scena, sull’onda di una rivolta che da politica andava via via diventando estetica, cercava nuovi luoghi e nuove forme di espressione: fioriva la sperimentazione, nascevano giovani gruppi in antitesi alle compagnie più tradizionali, cresceva un diverso pubblico. Parte da lì, dagli anni della contestazione, il libro di...

C’era una volta il teatro delle cantine che cantine ovviamente non erano, quanto sale di circoli ricreativi, palcoscenici in disuso e forse garage. Era il 1968 e anche la scena, sull’onda di una rivolta che da politica andava via via diventando estetica, cercava nuovi luoghi e nuove forme di espressione: fioriva la sperimentazione, nascevano giovani gruppi in antitesi alle compagnie più tradizionali, cresceva un diverso pubblico.

Parte da lì, dagli anni della contestazione, il libro di Claudio Cumani Cresciuti a pane e teatro (editore Pendragon) che viene presentato oggi alle 18 alla libreria Ambasciatori di Bologna (con l’autore intervengono l’assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna Mauro Felicori e la delegata al sistema teatrale del Comune di Bologna Elena Di Gioia). Il volume rievoca gli ultimi cinquant’anni di teatro nel capoluogo emiliano mescolando riferimenti documentari, citazioni, testimonianze dei protagonisti, appunti ma soprattutto ricordi. Dunque, una lunga pagina culturale di una città che diventa in realtà specchio di quanto accaduto nell’intero Paese.

Si parte dai primi gruppi di ricerca e dalla nascita del Dams (siamo nel gennaio ‘71), fulcro della creatività degli anni a venire, per poi approdare alla lezione di maestri come Julian Beck, Eugenio Barba o Dario Fo che furono presenze abituali.

E ancora la grande fabbrica della comicità del Gran Pavese Varietà (da cui sarebbero germogliati storici programmi televisivi come Lupo solitario o Araba fenice), il cabaret dell’Osteria delle Dame (frequentata ad esempio da Alessandro Bergonzoni), la sfida del Cassero, sede dell’Arcigay, pienamente innervato nel tessuto culturale cittadino. E ancora la presenza magnetica di un artista come Leo de Berardinis, che avrebbe così profondamente segnato il teatro italiano, la Lectura Dantis di Carmelo Bene dalla torre Asinelli a un anno dalla strage della stazione del 2 agosto 1980, le vicissitudini dei teatri ufficiali alle prese con la politica e le rivalità.

Cumani, da decenni giornalista culturale di Qn e il Resto del Carlino, ricostruisce una lunga epopea di volti, voci, emozioni, aneddoti, arrivando fino a questi ultimi tribolati mesi segnati dalla pandemia. I mesi della lontananza dalle platee e della ricerca di strumenti sostitutivi come lo streaming. Per concludere che il teatro è davvero figlio di una rivoluzione (sociale, linguistica, immaginaria) che racconta la contemporaneità e ne anticipa i desideri.

red. cult.