di Marco

Mangiarotti

Vasco davanti a un leggio immaginario dipana il senso delle parole che sono codici, delle pause “che ognuno può riempire come vuole”. Legge il testo di Siamo qui e gli appunti di un pensiero forte, le sue letture, le riflessioni politiche, le sue passioni, la psicologia e la psicoanalisi. La filosofia. Heidegger, Nietzsche, Lacan, ma anche Galimberti, che lo accompagnano da sempre. Destruttura le certezze e costruisce quest’album intorno alla sua verità. Uno sguardo deluso sull’uomo solo e confuso gettato nel mondo, sul muro inespugnabile dell’ignoranza e arroganza social (Tu ce l’hai con me), la scia d’odio dei sovranisti. Il primato dell’avere sull’essere. Perché vali solo se sei utile. Invece abbiamo bisogno di qualcuno che ci ami e la rivoluzione è un’idea adulta della vita di coppia, oltre la piovosa routine e gli sbagli. La scoperta che vita che è Un respiro in più. E che dopo aver litigato col mondo Ho trovato te. Il rock è scarnificato, la chitarra di Vince Pastano esce velenosa dal gruppo, le versioni acustiche riportano le canzoni nella culla, gli archi di Celso Valli ritrovano George Martin. Affiorano Enzo Jannacci e Paolo Conte. Si volta pagina, con coraggio, ricominciando dal palco.