di Leda Santoro Nei suoi scatti la "pura gioia di vivere" è unita a una profonda malinconia. C’è la campagna romagnola più profonda, quella di San Pietro in Vincoli, nel Ravennate, sua terra natìa e dove lui, contadino, viveva. E ci sono i volti dei bambini in pantaloncini corti, il duro lavoro dei campi, e c’è il bacino lagunare che qui è chiamato pialassa. È morto sabato, a 95 anni, Ulisse Bezzi, fotoamatore puro, che con i suoi scatti, ma...

di Leda Santoro

Nei suoi scatti la "pura gioia di vivere" è unita a una profonda malinconia. C’è la campagna romagnola più profonda, quella di San Pietro in Vincoli, nel Ravennate, sua terra natìa e dove lui, contadino, viveva. E ci sono i volti dei bambini in pantaloncini corti, il duro lavoro dei campi, e c’è il bacino lagunare che qui è chiamato pialassa. È morto sabato, a 95 anni, Ulisse Bezzi, fotoamatore puro, che con i suoi scatti, ma solo con quelli perché lui non lasciava la sua casa se non per andare a fare foto, fu ospite in alcune delle più importanti gallerie del mondo.

Della sua campagna aveva la ritrosia e la forza, ma anche quella sensibilità che nel 2015 fece innamorare delle sue foto Keith De Lellis, uno dei più noti galleristi di New York che decise di esporre gli scatti del contadino romagnolo, ormai 90enne, nella sua galleria, accanto a quelli di Man Ray e Nino Migliori.

Poiché Bezzi non ne volle sapere di andare a New York furono i galleristi a volare nel paesino del Ravennate per poi ripartire con le 35 immagini da esporre.

Ma già durante gli anni di attività, a partire dal 1950, Bezzi aveva avuto modo di far circolare le proprie opere. Per mestiere lavorava la terra e per passione fotografava in ogni ritaglio di tempo, stampando in casa nelle ore notturne. Dal 1957 sono iniziati i primi concorsi, su spinta degli amici del paese, che hanno segnato, fra partecipazioni e premi, più di 50 anni di vita.

Anche Ravenna nel 2017 gli dedicò la mostra Il respiro del tempo. Bezzi era autodidatta, aveva la fotografia nel Dna e quando aveva finito di curare i suoi campi di peschi, passava le giornate a cercare gli scatti migliori e le notti in casa, a stampare. "Partiva con la sua Gilera – racconta l’amico gastronomo Graziano Pozzetto – e andava verso la Toscana romagnola, o verso le aree industriali di Ravenna. Era la sua felicità, Raccontava la natura così com’è: senza allegrezza ma piena di poesia".

In una videointervista di Alessio Fattori e Bruno Belardi, a 80 anni, Bezzi stesso si raccontava così: " Mi immagino che le mie fotografie siano nate da dolori che provavo, che avevo dentro di me. Confesso che tante volte sentivo un gran bisogno di fare fotografia, non riuscivo a esprimermi e soffrivo, stavo male".