Giovanni Morandi Chi l’avrebbe detto che uno sketch comico sarebbe diventato una profezia. Quello in cui Walter Chiari nella parte del ciclista lumbard che grida dal microfono dell’arrivo: "Ciao mamma, son contento di essere arrivato uno", sostituendo il dovuto numero ordinale in base al quale poteva fregiarsi di essere arrivato...

Giovanni

Morandi

Chi l’avrebbe detto che uno sketch comico sarebbe diventato una profezia. Quello in cui Walter Chiari nella parte del ciclista lumbard che grida dal microfono dell’arrivo: "Ciao mamma, son contento di essere arrivato uno", sostituendo il dovuto numero ordinale in base al quale poteva fregiarsi di essere arrivato primo con un più confidenziale numero cardinale in base al quale era felice di essere arrivato uno. Ebbene quell’errore è diventato una regola da quando è stata annunciata da alcuni musei di Parigi la sostituzione sulle targhe dei sovrani dei numeri romani con quelli cardinali, trasformando dunque Luigi XVI in Luigi 16.

In attesa che nella laicissima Francia la stessa sorte tocchi ai papi trasformando Giovanni Paolo II in Giovanni Paolo 2. Rivoluzione che sarebbe stata gradita a Mike Bongiorno noto per aver chiesto chi mai fosse quel signor Paolovi in una errata lettura di Paolo VI.

Le nuove regole sono già in vigore al Louvre e lo saranno al museo Carnavalet. Più che casi di integrazione sono di sostituzione. Tanto radicale manovra è nata dalla constatazione che molti visitatori non sanno leggere i numeri romani e allora hanno pensato ad abolirli ovvero a cancellare quel migliaio di anni di storia umana che precedettero la diffusione dei numeri arabi, in realtà di provenienza indiana e diffusi dagli astronomi arabi.

Insomma un colpo di spugna su una parte non insignificante della nostra civiltà, seguendo la ormai diffusa regola che non sono gli incolti a doversi aggiornare ma i colti a dover rinunciare al loro sapere.

Sull’allegra strada che ci porterà dalle nostre moderne ma complicate civiltà a più accessibili ma democratiche età della pietra.